Parole, atti e omissioni.

PAROLE

Ci sono parole che appaiono e poi scompaiono dai dibattiti e forse anche dai pensieri con una velocità impressionante. Parole che non hanno il tempo di diventare parte attivai in un ragionamento in divenire ma che si ritagliano un settore di significato e vengono usate solo e soltanto in un contesto, in quel contesto prettamente legato all’attualità, parole dunque che non sono più ‘segni’ comunicativi ma ‘eventi’, ‘cose’ e non significati.

In questi giorni di acceso confronto sul fenomeno migranti è sparita la parola ‘terrorismo’, sparita dai media, sparita dalla elaborazione e sparita da ogni ragionamento, sparita senza lasciare traccia alcuna.

Eppure abbiamo tanto ragionato su come il disagio culturale, identitario e politico, nelle banlieu o nei quartieri ‘riserva’ abbia facilitato le radicalizzazioni islamiste e gli atti terroristici realativi, abbiamo tanto disquisito sulle disperazioni omicide e suicide facilitate da un malessere culturale e esistenziale e  di come certi paesi abbiano costruito al loro interno artificiosi luoghi di vuoto dove coltivare il mito di una integrazione che somigliava più a una assimilazione rivelatasi poi peccato di vanità.

Abbiamo teorizzato come quelle realtà fossero la santabarbara perfetta per le suggestioni totalizzanti di aspiranti califfi, di signori della guerra il cui fine è solo, alla faccia dei martiri e di allah, una questione di dominio e sfruttamento di quelle terre.

Ci abbiamo tanto ragionato, anche sull’errore marchiano di abbattere i dittatori per conto di popoli che, si dice, solo con quelli possano essere ‘controllati’, abbiamo tirato in ballo decenni di fallimentari esportazioni di democrazia, si fa per dire, e ora ci strabattiamo il petto nel solito nostra culpa, simile più alla confessione di Ser Ciappelletto che a una assunzione dignitosa di responsabilità, ancora una volta la giaculatoria celebrante della nostra immensa superiorità e onnipotenza di illusi padroni del mondo.

 Ma nonostante tutto questo tourbillon di raffinate letture ora le conseguenze che noi stessi abbiamo additato non contano più, disagio e ‘terrorismo’ e risposte mai date e gli errori e anche e soprattutto le loro, supposte, conseguenze non trovano più posto nella narrazione del presente, dell’attimo, della mattinata, e sparite, disperse nel nuovo tema senza storia nè memoria e nè futuro dell’ accoglienza, parola che per altro non ha alcun significato reale.

Allora mi chiedo ma che abbiamo di meglio da offrire? dibattiti in cui le parole e i concetti appaiono e scompaiono a seconda? emozioni legate all’ultima news? fabbricati di mattoni da riempire di cosa? O meglio ancora di chi? E mi chiedo ancora, perchè ci ostiniamo a ragionare se perdiamo anche le parole per strada, limitiamoci a guardare e poi chiosare polemici e saccenti, come siamo avvezzi a fare.

riflessione in divenire, nulla di che, sul fenomeno immigrazione, ripeto, nulla di che.

Tendo a guardare la questione in prospettiva, e tendo, per questo, a pormi delle domande cercando di evitare le suggestioni, allora la questione diventa più semplice, questi agglomerati di persone senza nome, senza identità, in balia di una ‘accoglienza’ monca di futuro ma solo emergenziale, che fine faranno? cosa potranno mai fare di loro medesimi? come si sentono e come vengono sentiti? da qui a 5 anni, queste piccole masse di ‘salvati’ dal mare ma sommersi da uno smarrimento culturale, esistenziale identitario, disumanizzante, cosa faranno? cosa ‘saranno’? Esistono organizzazioni criminali che abbisognano di mano d’opera, esiste lo sfruttamento del crimine organizzato, esiste purtroppo anche chi vuole ( forse in buona fede o forse per vizio politico ) ricreare un sottoproletariato urbano di cui ‘prendersi cura’ mantenendolo ‘bambino bisognoso’ in cambio di una bizzarra concezione della superiorità culturale travestita da tolleranza, esiste chi ha bisogno del nemico interno e che sulla ‘paura’ fa politica facile e liberticida per tutti, allora, questo è, lo vediamo ogni giorno e lo sentiamo crescere nelle polemiche sceme in tv o al bar, che poi è uguale, allora non voltiamo la faccia altrove, non ricicliamo vecchie prouderie e non sentiamoci peccatori se ci auguriamo che queste persone abbiano la possibilità di non essere merce o numeri o ‘poveracci’, li stiamo usando e non si ‘usano’ nel bene o nel male le persone se vogliamo che tali restino. Noi non teniamo conto, proprio non teniamo conto di ‘chi’ siano quelle persone, non ci interessa, è evidente, noi ‘salviamo’ per salvarci, per salvare i nostri ‘credo’ per salvare la nostra ridotta e presuntuosa visione del mondo, per salvare sostanzialmente noi stessi. Ogni notte passano ragazzi, giovani, con il loro carico di scimmie di peluche, cappellini e trombettine e cotillons, e girano e girano e chi li spernacchia e chi li ignora e chi tratta su 5 euro neanche gurdandoli negli occhi; ogni notte il gruppo degli spacciatori si scanna a bottigliate per garantire lo sballo scemo dello scemo bianco che più bianco non si può, ogni notte ragazze caracollano sulla strada perchè ‘è il mestiere più antico del mondo’ ma il mestiere più antico del mondo è la schiavitù, ogni giorno perdiamo il senso del tempo, della dignità, della ragione. Fermiamo tutto questo, cerchiamo di diventare ‘umani’, perchè l’essere ‘umani’ implica la ragione e il discernimento, essere individui implica la necessità di riconoscere come valore la dignità, oppure restiamo i super eroi che ci sentiamo e continuiamo a pensare che esiste il bene e il male e che noi e solo noi ne disponiamo. Roberta Anguillesi

Io, Trump e la paura.

Il nuovo presidente degli Usa è un ricco, grottesco e privo di ogni carisma, eppure fa tanta paura. Ma è lui a fare paura o è la paura che lo la insediato li, ai vertici del mondo, che dobbiamo temere? Tendo alla seconda.

Se in una notte buia tempestosa ci si trova nel mezzo di una foresta sconosciuta, tra sinistri fruscii e la terra pare scricchiolarci sotto i piedi, si ha paura. L’essere umano fisiologicamente in tale situazione subisce, diciamo, tutta la sua amigdala e si alza l’adrenalina, si aguzza la vista e l’udito, il corpo si prepara, senza ratio, alla fuga.

Trump è  è la corsa a troncamacchia per fuggire da noi stessi, da ciò che abbiamo inventato, vissuto, creduto, dalla certezza di avere comunque l’interruttore per accendere la luce anche nella foresta più nera e grande e sconosciuta, in pratica la fuga dalla cognizione, ormai improcrastinabile, della grandezza incontrollabile del mondo, l’horror vacui, il panico.

Ecco, il panico. Trump è un enorme e spettinata rappresentazione di un attacco di panico collettivo. E per una volta anche io mi affido al mito, e se come si narra Pan salvò Psiche, allora forse questo che pare un suicidio della ragione forse potrà essere l’inizio di una nuova consapevolezza.

Allora, non mi fa paura Trump, un pò schifo di sicuro, ma confido ancora una volta nella ragione, perchè quella m’è data e di mostri che paion calati e mai generati, ne ho piene le tasche.

Roberta Anguillesi

Mafia capitale, la fiction

Dunque è stata chiesta l’archiviazione per la nota vicenda ‘mafia capitale’. Non entro nel merito della questione giudiziaria, non ne ho le competenze e neanche conosco le carte ( come si suol dire ). So solo che c’è stato un abuso di due termini e una suggestione: ‘mafia’ e’capitale (Roma in sostanza)’, non so chi di chi sia la responsabilità di un uso così idiota delle parole, probabile che sia il frutto di una ormai inarrestabile incapacità di questo paese di distinguere e di comunicare che lo porta necessariamente a campare di suggestioni, di evocazioni, di parole e di significati smarriti in un sentire che tutto confonde, depotenziando gli accadimenti e rendendo tutto ‘mitico’ e quindi avulso da ogni verificabilità. La responsabilità è di tutti, della magistratura che spesso cavalca gli ‘atti dovuti’ facendone già condanna, dei media che tirano a campare sulla reiterazione dello scandalismo che ormai non scandalizza ma reitera e basta, della politica che usa questa insostenibile leggerezza dell’indignazione un tanto al chilo per tirare l’acqua, ciascuno, al proprio seccagnolo mulino, degli italiani che son lieti e tanto quando c’è da stramaledire quell’entità fatale e trascendente di cui non vogliono mai sentirsi responsabili o attivi partecipanti, della povertà intellettuale, sociale, culturale e anche semantica di cui ormai ci pregiamo. E’ così che si distrugge la percezione della realtà e la pretesa di migliorarne gli aspetti deleteri, straparlando e strafacendo, esagerando e impoverendo anche il vocabolario.

Io voto no, ma in senso ampio. (prima parte )

Dal 1990, e dico 1990 per far numero pari, in questo paese siamo chiamati, con cadenza direi lunare, a dividerci tra un si o un no. Il motivo per me è palese e siccome ho l’autostima alta stamani, direi che lo è stato da subito : non avendo capacità nè volontà di ridefinire nel merito e nel senso profondo la politica italiana ci siamo affidati a scelte che, di volta in volta, ridefinissero formalmente una appartenenza o un identità meta-politica, che promettesse salvazioni o comunque soluzioni senza scalfire o comunque edificare una progettualità ideale, progettuale, tale da pretendere le due cose che in Italia sono viste come la peste nera: responsabilità individuale e collettiva e chiudere i conti con il passato. E’dal 1990 ( numero pari) che ci dividiamo sul ‘mezzo’ pur di non affrontare in modo razionale il merito, e il merito è la nostra storia politica pregressa che è stata viziata, fin dal primo vagito repubblicano e nonostante la strenua resistenza di pochi e inascoltati lungirmiranti, dalla morsa ideologica confusa e furbastra, che ha permesso tutto e tutto ha impedito e controllato. E ora io, dovrei riprestarmi all’ulteriore aleatoria ridefinizione di un paese che ormai non può più rendere conto solo a se stesso ma è chiamato a ‘essere’ e a ‘scegliere’ e a ‘decidersi’ perchè deve anche raccontarsi, spendersi, diventare comprensibile in un mondo sempre più immensamente piccolo? non ci penso proprio, per cui a questa ennesima (come alle precedenti) conta, a questo ennesimo goffo mutamento d’abito io dico no, e senza fare tanto casino e senza temere attentati alla democrazia o svolte autoritarie o tanto meno salvazioni o soluzioni miracolose, ma il mio è solo un no all’ennesimo domanda sbagliata.

Se questo è possibile, e lo è dimostratamente, allora urge una riflessione dura e profonda che coinvolga ogni branca del pensiero, al fine di rinnovare anche in senso epistemologico gli approcci cui siamo avvezzi e compiaciuti . E’ necessario rinunciare a ogni rassicurante chiusura accademica, a ogni avvolgimento e contorsione da convegno e finalmente accettare e introiettare la fine delle barriere dottrinali, delle certezze arrovellate sul nostro e solo sul nostro processo cognitivo e costruendo. A buon intenditor poche parole…

Roberta Anguillesi

Isis recluta minori in Europa (uscito su Corriere.it 26 settembre 2016)

Di Guido Olimpio
WASHINGTON – L’Isis, dopo aver usato dei minori negli attacchi suicidi nelle terra del Califfato, passa alla seconda fase: il ricorso ad adolescenti nei paesi occidentali. In Francia e Germania ne sono stati arrestati diversi, tutti pronti a compiere attacchi. Gli ultimi episodi, in rapida sequenza, a Colonia e Nizza. Una conferma agli allarmi lanciati dalle forze di polizia che seguono il fenomeno. Nella cittadina della Costa Azzurra, già teatro del massacro del 14 luglio, hanno fermato Soraya di 19 anni e un suo amico, Eve, convertito di soli 17.
Il gancio sul web
Informazioni ufficiali rilanciate dal quotidiano Le Figaro hanno fornito dati interessanti: la polizia francese ha schedato 1954 minorenni radicalizzati e di questi 37 sono sotto indagine. Un aumento del 121 per cento rispetto al passato. Di solito il reclutamento può avvenire con un passaparola tra amici o compagni di scuola, una catena che poi porta ad un gancio sul web, di solito un militante esperto che «coltiva» il ragazzo con sistemi di comunicazione criptati. Le inchieste condotte in Francia hanno portato più volte l’attenzione su Rachid Kassim, il terrorista che si muove tra Iraq e Siria, legato a diversi attentati. Soraya ed Eve sono stati identificati proprio tenendo d’occhio le mosse di Kassim. Ma non è solo l’Isis a cercare giovani da trasformare in mujaheddin. Le indagini si sono concentrate di nuovo su Omar Omsi, franco-maliano partito da Nizza e figura del qaedismo in Siria. Un volontario che ha finto di essere morto per potersi curare ed è poi riapparso sulla rete con la sua intensa propaganda.
Armi semplici
Lo Stato Islamico ispira questi adepti in modo remoto e li consiglia di usare, nelle loro azioni, armi semplici. Coltelli, pugnali, lame sono facilmente reperibili, non richiedono alcuna preparazione. Ma sono sufficienti, come abbiamo visto questa estate, per portare attacchi letali. Gli aggressori hanno assassinato due agenti e il parroco nella chiesa della Normandia, ferito i passeggeri di un treno, aggredito dei poliziotti. Al sedicenne bloccato a Colonia, invece, avevano dato l’ordine di piazzare un ordigno all’interno di un cestino della spazzatura.
Guido Olimpio

Ab urbe condita 3 ( e poi basta )

Quello che sta accadendo a Roma non è che la ‘normalizzazione’ e quindi la consacrazione e quindi la legittimazione e quindi il rafforzamento, nella percezione dell’elettorato e quindi nella accettazione da parte dello stesso, del movimento 5stelle. E tutti i fiancheggiatori, tipo i fattidelfatto, lo sanno benissimo, lo sanno perchè loro sono quelli che hanno normalizzato anche berlusconi, per dirne una, e quindi cosa diamine sperate? davvero qualcuno crede che lo scandalo Muraro sia una ‘bufera’?Al limite è la tempesta perfetta, perfetta ai fini di un movimento che ha bisogno soprattutto di ‘normalizzarsi’ nel sistema per poter farne parte senza bisogno di avverare i miracoli che prometteva. Non gioiamo dunque, stanno comunque vincendo, nelle teste e nel corpo, di questo paese. (fine).

Roberta Anguillesi

Ab urbe condita 2

Roma non ha ‘necessità’ di essere governata, anzi, se lo fosse e nel senso più nobile e progettuale del termine, Roma si perderebbe e con lei si perderebbe la suggestione ‘italia’. Roma serve così, deve essere, ed è sempre stata, la rappresentazione di questo paese, una sorta di enorme e autoritratto esposto su sette colli, che, come quello del vanesio Gray, invecchia si imbruttisce si logora e si fa carico di ogni male, ma che, contrariamente a quello del vile Dorian,  non spaventa e non atterrisce ma ‘garantisce’ eterna irresponsabilità al committente. Il movimento 5stelle ha un compito, e lo sta assolvendo con una perizia chirurgica, mantenere Roma la auto nominata Bisanzio untuosa, confusa, arruffata e ridondante, capitale di un paese che si ama decadente, si piace vischioso e arruffato, si adora nel ridondo, ma che poi, alla fine, cerca solo di conservare se stesso, uguale a come era, irresponsabile e fedele, suggestionabile e controllabile, servo della immagine stessa che ha di se. Allora, Roma si addice alla Raggi, e lei e il suo mandante ne trarranno forza, perchè è vero che non sempre il ‘miracolo’ richiesto. dallo santo viene concesso, ma questo non distoglie dal fine ultimo del fedele, conservarsi tale e come tale non aver nessun merito nè responsabilità, la ‘necessità’ è nel rito della richiesta, non nella soddisfazione. (continua, temo )  Roberta Anguillesi

Ab urbe condita 1

La giunta 5stelle a Roma pare che si stia sgretolando sotto il peso della realtà. Il fatto è che il m5s prospera e cresce e si pasce in una dimensione altra, quella della suggestione, campano in un mondo parallelo fatto di negazione della complessità che impone ‘la realtà’ e proprio per questo si sono accaparrati voti su voti. La nostra società ha scelto, per vari motivi ma con la propedeutica costante e trasversale di molti, quel mondo parallelo, fatto di gogne, fantasy, ricette miracolose, vaffanculi a raffica, stiliti predicanti gogne e vergogne, aspirazione al ritorno, sostanzialmente, a una ‘ideologia’ salvifica, lo ha scelto, sperando di tornare, anzi non essere costretti ad abbandonare il mondo parallelo che abbiamo vissuto per decenni e decenni, dove non esistevano sfumature ma solo fedi e appartenenze. Non posso gioire per l’eventuale caduta della giunta Raggi, perchè ,come ci spiegò Archimede pitagorico l’inventore storico, “Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal BASSO VERSO L’ALTO pari al peso di una massa di fluido di forma e volume uguale a quella della parte immersa del corpo” ….e gli stronzi galleggiano sempre. (continua, purtroppo…)

Fertili stronzate.

Probabile che non di facciano figli anche per questioni economiche, e molti usano questo per rispondere alla stronzata della Lorenzin, probabile che molti vorrebbero dei figli e non possono permetterselo, anzi sicuro, ma alla Lorenzin questo non interessa perchè il suo ‘messaggio’ è altro, altro è lo spirito e il senso di quella indegna iniziativa e buttarla in ‘politica’ gli da una lettura e una dignità che non ha. Il messaggio del ‘giorno della fertilità’ è proprio l’esortazione a fare figli nonostante le condizioni economiche, nonostante la qualità della vita che oggi vogliamo assicurare ai figli che non sono più, non per tutti ovviamente ma per una consistente maggioranza, doni di dio, ma persone che hanno diritto ad avere delle garanzie, nei limiti del possibile. Allora, per comprendere bene il messaggio bisogna focalizzarne e contestarne con consapevole virulenza, il portato ‘culturale’, in sostanza quell’esortazione è in linea con le posizioni pauperistiche e conservatrici e arcaiche del papa dettosi Francesco e della pletora di cattoconservatori’comunisti'( nel senso italico) che ammorbano e tentano con i loro luddismi e il loro antimodernismo la nostra già arcaica società, che vogliono conservare e riportare arcaica e costretta a valori che puniscono principalmente le scelte responsabili e consapevoli, le libertà e i diritti, l’emancipazione di uomini e donne, soprattutto donne, dai ruoli rassicuranti e timorati, il tutto per fare di questo paese un campobase per una guerra di religione che, e smentiranno e smentiranno sapendo di mentire, vogliono ardentemente, una guerra di religione contro il ‘progresso’ e l’affrancamento da ogni dio teocratico, una guerra contro il mutamento e le conquiste di un occidente sempre più secolarizzato, e, per quanto confuso, sempre meno disposto a rinunciare alla ‘libertà’ o almeno alla definizione, tormentata e piena di contraddizioni e di sussulti, finalmente definita di questa, e la libertà è, notoriamente, la nemica principale delle religioni che vogliono farsi politica. Quindi andate e moltiplicatevi e i vostri figli saranno come i gigli nei campi e i passeri nel cielo…ma sappiamo bene che quella frase era altro. (Roberta Anguillesi )