riflessione in divenire, nulla di che, sul fenomeno immigrazione, ripeto, nulla di che.

Tendo a guardare la questione in prospettiva, e tendo, per questo, a pormi delle domande cercando di evitare le suggestioni, allora la questione diventa più semplice, questi agglomerati di persone senza nome, senza identità, in balia di una ‘accoglienza’ monca di futuro ma solo emergenziale, che fine faranno? cosa potranno mai fare di loro medesimi? come si sentono e come vengono sentiti? da qui a 5 anni, queste piccole masse di ‘salvati’ dal mare ma sommersi da uno smarrimento culturale, esistenziale identitario, disumanizzante, cosa faranno? cosa ‘saranno’? Esistono organizzazioni criminali che abbisognano di mano d’opera, esiste lo sfruttamento del crimine organizzato, esiste purtroppo anche chi vuole ( forse in buona fede o forse per vizio politico ) ricreare un sottoproletariato urbano di cui ‘prendersi cura’ mantenendolo ‘bambino bisognoso’ in cambio di una bizzarra concezione della superiorità culturale travestita da tolleranza, esiste chi ha bisogno del nemico interno e che sulla ‘paura’ fa politica facile e liberticida per tutti, allora, questo è, lo vediamo ogni giorno e lo sentiamo crescere nelle polemiche sceme in tv o al bar, che poi è uguale, allora non voltiamo la faccia altrove, non ricicliamo vecchie prouderie e non sentiamoci peccatori se ci auguriamo che queste persone abbiano la possibilità di non essere merce o numeri o ‘poveracci’, li stiamo usando e non si ‘usano’ nel bene o nel male le persone se vogliamo che tali restino. Noi non teniamo conto, proprio non teniamo conto di ‘chi’ siano quelle persone, non ci interessa, è evidente, noi ‘salviamo’ per salvarci, per salvare i nostri ‘credo’ per salvare la nostra ridotta e presuntuosa visione del mondo, per salvare sostanzialmente noi stessi. Ogni notte passano ragazzi, giovani, con il loro carico di scimmie di peluche, cappellini e trombettine e cotillons, e girano e girano e chi li spernacchia e chi li ignora e chi tratta su 5 euro neanche gurdandoli negli occhi; ogni notte il gruppo degli spacciatori si scanna a bottigliate per garantire lo sballo scemo dello scemo bianco che più bianco non si può, ogni notte ragazze caracollano sulla strada perchè ‘è il mestiere più antico del mondo’ ma il mestiere più antico del mondo è la schiavitù, ogni giorno perdiamo il senso del tempo, della dignità, della ragione. Fermiamo tutto questo, cerchiamo di diventare ‘umani’, perchè l’essere ‘umani’ implica la ragione e il discernimento, essere individui implica la necessità di riconoscere come valore la dignità, oppure restiamo i super eroi che ci sentiamo e continuiamo a pensare che esiste il bene e il male e che noi e solo noi ne disponiamo. Roberta Anguillesi

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