Il partito dei partiti

Questo governo non è di coalizione, nè di larghe intese, è un monocolore

mobydick

democristiano. Fatto e pensato e calibrato con la sapienza che solo i democristi hanno dimostrato ed affinato in decenni di regno, con tutti i pesi e i contrappesi al loro posto, ministre e controministri, concessioni al pop e al folk, tutto studiato, soppesato, oliato e calibrato per funzionare alla perfezione ma non oltre la propria – calcolata –  utilità;  nè prima e nè dopo il momento giusto per produrre, e per partenogenesi ovviamente, qualcosa di uguale e ugualmente perfetto.

Governo di baricentro, di ritrovato equilibrio, una restaurazione soft, ovattata, dall’odore di sacrestie e fioretti, stucchevole ma autorevole per quelli che confondono, e sono tanti, l’autorevolezza con la rassicurazione.

Un bel governo di merda, in sostanza, che dimostra come sia vano, impossibile forse, salpare l’ancora in questo paese…chiamatemi Ismaele, comunque, ci tengo.

(scritto e non riletto nè ora nè mai)

 

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Qualsiasi cosa, qualsiasi, può diventare ‘di sinistra’, ora e in questo paese che di sinistra non è mai stato, che una sinistra vera non l’ha mai avuta e che, diciamocelo, proprio non la vuole.

Qualsiasi cosa, qualsiasi, può diventare ‘di sinistra’, ora e in questo paese che di sinistra non è mai stato, che una sinistra vera non l’ha mai avuta e che, diciamocelo, proprio non la vuole.

Qualsiasi cosa allora può ed ha potutChimerao mantenere vivo almeno l’abbaglio, l’inganno ; dal  tentativo fallimentare ma supponente quanto avido e perdente di mangiare il fegato e il cuore degli eterni padroni per assorbirne le loro sempre ammirate prodezze e capacità, fino alla furia dissennata di vendicatori da teatro dei pupi. Qualsiasi cosa, dai papaboy di prima a quelli di ora; dalla arrogante e impotente  ira di frustrati  che girotondavano intorno al loro sconforto, alle processioni ossessionate e con tetra ostensione di nuovi santi martiri antichi ridotti a statuette  di gesso dipinto. Qualsiasi cosa,  pur di non rinunciare al piacere quasi fisico del ricordo dei  tempi felici in cui, tutori bonari de  buon selvaggio che chiamavano Popolo , sapevano dove e come e con chi condividere l’illusione.

Qualsiasi cosa, compreso l’ennesimo imbonitore, l’ennesimo Mago Cipolla che manipola spacciando per  proprie le abilità che la platea gli attribuisce, che si appropria dei  desideri e delle voglie e della fantasia, lasciando pensare di averli comandati.

Qualsiasi cosa può diventate di ‘sinistra’ in questo paese, qualsiasi,  meno che il bisogno di conoscere,  la necessità di confrontarsi, il dovere di raccontare e di essere credibili,  il peso e la responsabilità della libertà di pensiero, tutto, tutto purchè sfugga, come i sogni o le illusioni, al confronto con la realtà e alla proposta  fallibile, migliorabile e perfettibile ma conseguentemente, paurosamente e responsabilmente realizzabile.

(scritto e a malapena riletto)

 

 

 

 

 

Si dice che l’implo-esplosione del Pd sia dovuta allo ‘scollamento’ tra la dirigenza e la base. No, non è così.

Si dice che l’implo-esplosione del Pd sia dovuta allo ‘scollamento’ tra la dirigenza e la base. No, non è così.

Semplicemente il Pd non ha capito che questo paese non  ha più bisogno di un partito così,e non lo vuole più.

Le società esprimono, con buona pace delle nomenklature e dei potentati, delle istanze autonome, dei ‘sentire’ la cui traduzione razionale e attuativa,  sfugge sorsettopesso anche a chi li vive e li genera, sia perchè si innescano meccanismi di difesa e autoconservazione, sia perchè spesso questo genera fenomeni ‘mostro’ che sembrano interpretarli ma in realtà li strumentalizzano e li soffocano in funzione consolatoria e rassicurante.

La nostra società, ora, esprime una di queste istanze, vive il desiderio e soprattutto il bisogno – anche fisico – di avere una ‘sinistra’ e quindi di definirne, una volta per tutte, una identità credibile e contemporanea.  .

Molti si definiscono di sinistra, nonostante cerchino di restare aggrappati con il cuore e la speranza al ‘sinistrismo’  catto comunista di sempre, e che  finiscono poi, necessariamente, per cedere alle tentazioni leaderistiche e populistiche, quanto e come quelli delle destra peronista berlusconiana.

Molti altri  si definiscono di sinistra e, ammettendolo e rivendicandolo, cercano un Mosè, tavole della legge e bastone prodigioso alla mano, che mantenga aperto il mar rosso con il pugno alzato, il bene da un parte  il male dall’altra e nel mezzo l’agonia;  l’agonia dell’impotenza aristocratica, del settarismo, della convinzione elitaria dell’egotismo vanesio e arrovellato sul nulla.

Poi ci sono quelli che si definiscono, sinceramente, di centro-sinistra, democristiani di scuola catto-popolare-farisaica e sono quelli che dopo aver capito che il pci era morto, il pds non aveva storia e i ds erano dei sopravvissuti alla guerra fredda,fiaccati dai tempi  e in balia di un paio di egotici togliattiani e un coglione kennediano, hanno tentato di occupare uno spazio, logistico, nell’emiciclo e garantire così la conservazione del ‘loro’ sistema, rodato e funzionante.

Ecco cosa era il Pd, l’unione di tutto questo sorretta dal contrafforte di una pseudo-destra cialtrona. Non era il centro-sinistra nè tantomeno la sinistra, ed è per questo che, nonostante gli sforzi di coloro che non si vogliono rassegnare, questo paese non lo vuole più.

Ora, avremmo un dovere noi tutti, quello di ascoltare il sentire migliore del paese in cui viviamo, laicamente e con intelligenza,  ascoltarlo raccontarlo e accettare la sfida del comprenderlo e accettare e intendere quale metodo e quale mezzo sia necessario e possibile per darsi e dare al paese una ‘sinistra’ che ascolti , comprenda, capisca e traduca in politica quelle istanze;  una sinistra che non tema di essere imperfetta, perchè solo così ci si migliora,  che sia fallibile come tutte le cose umane,  ma che sia capace di raccontarsi e raccontare e rappresentare anche il conflitto come una occasione e  che, quindi,  non voglia e non possa essere salvifica e prediliga la ‘ragione’ alla ‘fede’, e soprattutto che non sia però fuori dal tempo, fuori dalla storia, intimidita e disorientata dal presente, terrorizzata dal futuro.

(scritto e non riletto)