Roberta e il senso, sorprendente, del presente.

E’ con rammarico profondo, ma soprattutto con una antipatica sensazione di dolorante ironia, che assisto a come, ora che siamo a un pelo – per scienza e coscienza – dal poter apprezzare l’individuo e il suo millenario cammino all’interno, per quanto sopra o sotto o di fianco, delle società che si è dato, proprio ora che siamo a un pelo, si scelga, articolando o facendosi articolo, di rinnovare l’inchino al presente, all’immodificabile, al fatale, al dio ( di spirito o di certezza, comunque certo e immutabilmente certo) del presente che pone e dispone in magnifica ognipotenza, in abiti di nostalgia o, al sommo dell’eleganza, di ‘cultura’ quella sui libri, benedetta come rivelanza e mai come grandiosa dubitanza. Mai come oggi, nel senso proprio di oggi, si è deciso di legarci all’oggi, al subito, ora o mai più, perdendo anche la cognizione del mai più e giocandosi, in pratica, anche la vertigine del poi che, poi, è quella che ci mantiene vivi. Sisifo si sente sulla cima del monte e scruta il panorama, e si aspetta dal panorama la salvazione dall’onere e dall’onore della fatica, credendosi liberato ma finendo a tentare di ingannare il senso, il sasso e anche gli dei, componendo  jodler di pizzo e merletto, noiosi come la morte. Ho solo la prefazione a quello che potrà accadere, e non è che sia poi così compiacente con l’autore che ancora non conosco e al libro che, una cosa è certa, non potrà mai essere rivelanza, perchè, se così fosse, andrebbe scritto e finirebbe per lasciarsi accalappiare dalla lusinga dell’oggi che si nutre di oggi e che si illude di salvarsi con l’oggi, anzi con l’ora, nel senso del subito. (scritto e non riletto, dedica compresa della quale però son certa e affettuosamente fiera)

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profughi…

Distinguere il grano da il loglio è necessario per mantenere la testa lucida, il cervello in funzione e non inceppare il mulino. Tento, più per necessità personale di non perdere il capo che per altro, una breve riflessione. Il PROFUGO di guerra è, secondo il diritto internazionale e secondo le regole condivise, un ospite pro tempore cui i paesi, ausiliati dalle organizzazioni sovranazionali, concedono un asilo assistito, addirittura ne favoriscono la fuga attraverso corridoi umanitari, al fine di sottrarlo ai pericoli di una guerra in corso. Contemporaneamente gli stessi e altri enti si impegnano per ripristinare, attraverso strategie e interventi mirati, sicurezza e non belligeranza negli stati di provenienza, questo attraverso interventi di contenimento tra le varie fazioni o, nel caso, di guerra guerreggiata. Il profugo, una volta ristabilite condizioni di vita sostenibile torna in patria. Il MIGRANTE, è una persona che decide, per motivi vari che vanno dalla miseria nera alla semplice corsa verso un sogno, di uscire dal proprio paese e andare ‘altrove’, questa persona se ha una identità certa, documenti e una qualche meta precisa, può GIUSTAMENTE e LECITAMENTE, poichè uno dei diritti umani fondamentali è la libertà di movimento, recarsi in un paese ospitante e tentare di trovarvi un ruolo, portando con se la sua identità e i suoi desiderata. Ci sarebbe anche il rifugiato politico, ovvero colui che viene perseguitato in patria per le sue idee e che quindi deve godere di protezione e accoglienza, ma non carichiamo troppo. Ora, detto questo, vogliamo separare il grano da il loglio e mettere un pò di ordine nei nostri cervelli?…proviamo, io ci provo. (prima parte, quindi ovviamente continua…)

Faccia e razza (scritto e non riletto, tanto è uguale)

Quando lo scontro politico, anzi meglio, il dibattito politico diventa questione esistenziale è necessario chiamarlo con un altro nome, perchè il rischio è che le entrino in gioco categorie diverse, parole e narrazioni  che di politico non hanno niente, e a quel punto niente è più confrontabile comparabile e comprensibile. subentra una fase di congelamento concettuale, una sorta di lungo ed estenuante flash mob in cui ognuno, immobile, contempla solo la sua immobilità. Per questo è diventato difficile discutere o solo cercare di esporre il proprio pensiero su la vicenda greca, per questo e per la confusione che generano le paralisi mentali, confusione muta ma che rende sordi, ciechi e soprattutto inutili rispetto al senso profondo del termine ‘dibattere’. Ora, senza entrare nel merito della scelta muscolare di quel paese, scelta che io ritengo scellerata e soprattutto a-politica, ciò che mi interessa è come essa e quello che sta comportando influenzi e soprattutto snaturi dialogo e progetto nel nostro paese, soprattutto nelle teste di chi ritiene che sinistra in politica equivalga a comunista e in quelle di chi invece si illude di fermare il tempo solo per paura e per viltà, al punto da delegare alla demagogia becera, alla semplificazione idiotizzante, la gestione di sfide di portata storica inevitabili, ed è qui che ciò che dovrebbe essere ‘politica’ diventa disagio esistenziale, è qui che comincia il flash mob di cui sopra, è qui che si confondono le lingue e si perde il senso del tempo e dello spazio. Allora la sensazione che ti assale è che a molti dei sostenitori della scelta anacronistica e sciocca fatta dalla coalizione che governa in Grecia, non interessi niente e che in realtà quello che sembra uno scontro politico sia una questione personale, una sindrome privatissima in cui c’entrano più Pan e Psiche che le teorie economiche o le istanze della polis. Siamo davanti a una rappresentazione, parlo ovviamente dell’Italia, a una sorta di psicodramma, di ridicola tragedia, e si ingarbugliano i termini e si infittisce una trama che a ben vedere poi è semplice pur di sperare che cali la ‘macchina’ divina e risolva e assolva dalla necessità di averci capito qualcosa, con un uso degenerato della catarsi classica in una sorta di autorizzazione al perseguire nel non aver capito e neanche sentito la necessità di capire. Fenomeni come Tsipras per quel che mi concerne sono i colpi di coda della fine di una era, così come lo sono stati e lo sono i liberisti estremi,colpi di coda del passato politico dell’occidente, che noi ci ostiniamo a mantenere in vita, per pura e esistenziale vacuità.

Migranza.

Io non ho nessuna paura di Salvini, perchè Salvini è un sintomo e neppure di quelli più dolorosi. Salvini e il salvinismo sono rigurgiti, grezzi e logori, di un sentire antico, grezzo e logoro. Io non ho paura neppure di ForzaNuova, non ho paura dei neonazisti, dei neofasciti e neppure dei neocomunisti, non ho paura dei neo-nazionalisti, dei ‘poveristi’ e degli afflitti da senso di colpa e dei tolleranti per delirio di superiorità. Io ho paura dell’incapacità di capire, analizzare, reagire, elaborare e coraggiosamente fare i conti con l’elementare natura umana che tutti, e dico tutti, abbiamo dentro. Sono una evoluzionista senza scrupoli, sono una cognitivista senza scrupoli e sono una con pochi scrupoli quando si tratta di fare i conti con i miei ‘sentire’, anche i più arcaici, anche i più conficcati nel profondo del profondo della mia umana amigdala. Poi, arriva la ragione. Io ho paura di tutti i ‘creazionismi’ e ciò che ne deriva, ecco, di quelli si.

Complicazionismi astratti.

Vi confido un sospetto terribile, comincio a pensare che nel mio cervello si sia atrofizzata la ghiandola del complotto e del retropensiero, quella atta a secernere ormoni utili alle sinapsi del complicazionismo astratto. Credo che sia collocata tra l’amigdala e la pia madre, bias più, bias meno. Il sintomo è chiaro, per quanto io sia notoriamente una ipocondriaca conclamata, non riesco più a capire, proprio nel senso di comprendere e seguire, ragionamenti circa strategismi, oscure manovre, tatticismi, politiche furbe e furberie politiche. Devo andare di corsa al centro Occam…comincio davvero a spaventarmi.
Roberta Anguillesi

( Siamo spesso ) Fallaci e adoriamo restarlo….

Ho riletto alcuni scritti della Fallaci. Doverosamente. Ho sempre trovato la Fallaci fastidiosa, capace di mettere in ottima prosa una sua propensione per una religiosità, in senso ampio, totalizzante, rabbiosa, spavalda come un rossetto troppo rosso, costretta in una donnità stizzita, astiosa. Ho riletto i famosi articoli su l’invasione islamica, e, nonostante quello che è successo in Francia, e nonostante il fatto che io sia assai poco incline alla retorica della ‘tolleranza’ ho trovato quegli scritti ancora più sgradevoli dichiarazione di rabbiosa impotenza di quanto li trovai all’epoca. Bene, archiviamo la Fallaci e il suo terrore e la sua ira impotente, o non ne usciamo. Roberta Anguillesi.

jobs act ?

Resisto, resisto e resisto poi mi tocca di dirlo…perchè è più forte di me, perchè sarebbe disonesto tacere per quanto sia questione unica tra me e me, poichè non ho nessuno da educare, nessuno da istruire, nessuno da trascinare e nessuno da conquistare. Non ho neppure niente da perdere o da guadagnare, quindi il mio è solo l’assolvere a un imperativo interiore, che nulla ha la pretesa di cambiare. Bene, il jobs act, e lo dice anche la scelta semantica postmoderna del nome, è una cacata pazzesca, è un intingolo, un intruglio una casetta costruita sulla sabbia, un imbroglio, una suggestione, una banale, ma tanto banale e disperata, trovatina da bassissimo impero. Allora, il governo renzi si è arrogato, con il plauso di tutto il parlamento (e di tanti tanti ma tanti cittadini) escluso quelli che non avevano capito, il diritto-dovere di riportare questo paese sulla retta via dell’indignazione, del consenso, della polemica, della chiacchiera da bar di ogni tipo genere e grado. Non cambierà nulla, nulla di nulla, nè nel bene nè nel male, nulla. Allora, perchè discuterne? (quanto poi alla questione presidente della Repubblica, quella proprio è irricevibile da chiunque abbia speranza di mantenere il cervello ‘vegeto’ in questa palude di deja, ma deja deja, vu). Roberta Anguillesi.

capodanno 2014

Cose viste a capodanno : schioppi e botti, ragazzettacci in piazza che mestavano l’acqua nel mortaio di una notte che non cominciava mai, una tipa vestita da scia chimica, uno che pisciava controvento e con i guanti, bimbe che urlavano, ambulanze nel numero di 7 più una automedica ma senza sirena, gente che ballava davanti a una televisione con dei cosi in mano dietro un vetro, lancio di petordi come piovesse ma senza neppure l’odore di terra bruciata, un paio di accenni stanchi di rissa, un paio di accenni stanchi di brio, un pentito rivestito a festa, un coglione su un palco, sorella noia che alitava la sua fiatella gelida. Tutto sommato a noi c’è andata bene…è bello essere strani.

Infanzia ideologica, poi l’adolescenza democratica e .

cuorebimbo

Allora, io non ho mai creduto nell’esistenza del Pd, sono una donna di pochissima, nessuna, fede. Ho sempre pensato che quel partito, come quell’altro di Berlusconi, fossero due prodotti, paralleli seppur convergenti, di quella sorta di adolescenza democratica che il nostro paese ha vissuto dopo la fine, forzata, dell’infanzia ideologica .

Adolescenza lunga, troppo lunga, che ovviamente sta degenerando nei suoi più deleteri aspetti, come le opposta identità, la dispersione di se e la confusione di ruoli.

Ora o si cresce o si muore, dovrebbe essere l’eroico anelito, e invece siamo alla sfida totale con le forze del tempo e della natura, fino all’amputazione e alla castrazione chimica, pur di restare comunque gli splendidi, appassionati, tragicomici stronzi che siamo e si fu.

Il Partito Democratico è come babbo Natale o il topino dei dentini, a un certo punto bisogna rassegnarsi, non esistono e i sogni da coltivare e i desideri da esprimere sono altrove, in un luogo meno confusamente chiaro forse,  faticoso ma libero, faticoso ma pieno di  pericolose quanto reali possibilità, l’età adulta, in sostanza.

Allora, se è vero che questo paese ha bisogno di una sinistra socialdemocratica laica e moderna e di una destra normale laica e moderna, bisogna rinunciare tutti, e dico tutti, ai demoni e ai compiaciuti contorcimenti postpuberali, e scegliere il peso della libertà e il lungo cammino che promette e richiede.

(scritto e non riletto, e di chi sarà il Presidente della Repubblica a questo punto non mi interessa per nulla)