Io, Cappuccetto Rosso, il Lupo e anche il Cacciatore

(…)Si narra di una bambina di cinque anni di comprovate origini ‘cristiane’ che, con la sua crocetta d’oro al collo, una predilezione per la carne di maiale e bionda come Gesù, abbia avuto in sorte un famiglia afflitta da misteriosa avversità e, si narra, che per questo, dopo varie peripezie, sia finita per essere destinata , da uno zelante quanto sconosciuto ente onnipotente, in affido per quanto temporaneo ad una coppia di musulmani praticanti, ma proprio tanto praticanti. Questi, evidentemente collusi…

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Io e ‘Migrazioni’. (1)

Sono inquietanti i toni del dibattito sulla questione ‘migranti’, è inquietante come ancora una volta si proceda per ‘ideologie’, senza un minimo di realismo, di pensiero critico, di contestualizzazione e di sforzo per un approccio laico agli accadimenti. C’è chi teorizza già complotti contro le ong, chi invece le benedice, chi tutti chi nessuno, chi tutto chi nulla ma la questione resta comunque ferma in quel tratto di mare, senza un prima e senza un dopo, in quello stramaledetto tratto di mare in cui sembra che tutto si compia, l’inizio e la fine, dove dei ‘personaggi’ bardati per l’occasione recitano l’antica tragedia della vita e della morte, del male contro il bene, del diavolo e della mano santa. Facile, troppo facile e anche vergognosamente deresponsabilizzante, gioco retorico, esercizio di stile sulla pelle altrui buono per coscienze sudice e per nostalgici della certezza di essere comunque i Migliori. Sono profondamente a disagio.

Urge, a mio parere, fare il punto cognitivo sul termine ‘umanitario’. Urge perchè lo si confonde spesso con ‘salvifico’ e non a caso essendo noi pervasi da una cultura che non ha mai voluto lasciare la dimensione del gregge accontentandosi del ‘buon’pastore qualunque esso sia. Umanitario è un atto che tiene conto della dignità e della dimensione personale, del contesto e del prima e del dopo senza limitarsi all’emozione del durante. Permettere che si continui a trafficare in esseri umani, addirittura favorendone il traffico, non è salvare, è promettere una salvazione in cambio della dignità di quelle persone, e non c’è nulla di ‘umanitario’ in questo, c’è molto di arrogante, di quello si.

Roberta Anguillesi

Parole, atti e omissioni.

PAROLE

Ci sono parole che appaiono e poi scompaiono dai dibattiti e forse anche dai pensieri con una velocità impressionante. Parole che non hanno il tempo di diventare parte attivai in un ragionamento in divenire ma che si ritagliano un settore di significato e vengono usate solo e soltanto in un contesto, in quel contesto prettamente legato all’attualità, parole dunque che non sono più ‘segni’ comunicativi ma ‘eventi’, ‘cose’ e non significati.

In questi giorni di acceso confronto sul fenomeno migranti è sparita la parola ‘terrorismo’, sparita dai media, sparita dalla elaborazione e sparita da ogni ragionamento, sparita senza lasciare traccia alcuna.

Eppure abbiamo tanto ragionato su come il disagio culturale, identitario e politico, nelle banlieu o nei quartieri ‘riserva’ abbia facilitato le radicalizzazioni islamiste e gli atti terroristici realativi, abbiamo tanto disquisito sulle disperazioni omicide e suicide facilitate da un malessere culturale e esistenziale e  di come certi paesi abbiano costruito al loro interno artificiosi luoghi di vuoto dove coltivare il mito di una integrazione che somigliava più a una assimilazione rivelatasi poi peccato di vanità.

Abbiamo teorizzato come quelle realtà fossero la santabarbara perfetta per le suggestioni totalizzanti di aspiranti califfi, di signori della guerra il cui fine è solo, alla faccia dei martiri e di allah, una questione di dominio e sfruttamento di quelle terre.

Ci abbiamo tanto ragionato, anche sull’errore marchiano di abbattere i dittatori per conto di popoli che, si dice, solo con quelli possano essere ‘controllati’, abbiamo tirato in ballo decenni di fallimentari esportazioni di democrazia, si fa per dire, e ora ci strabattiamo il petto nel solito nostra culpa, simile più alla confessione di Ser Ciappelletto che a una assunzione dignitosa di responsabilità, ancora una volta la giaculatoria celebrante della nostra immensa superiorità e onnipotenza di illusi padroni del mondo.

 Ma nonostante tutto questo tourbillon di raffinate letture ora le conseguenze che noi stessi abbiamo additato non contano più, disagio e ‘terrorismo’ e risposte mai date e gli errori e anche e soprattutto le loro, supposte, conseguenze non trovano più posto nella narrazione del presente, dell’attimo, della mattinata, e sparite, disperse nel nuovo tema senza storia nè memoria e nè futuro dell’ accoglienza, parola che per altro non ha alcun significato reale.

Allora mi chiedo ma che abbiamo di meglio da offrire? dibattiti in cui le parole e i concetti appaiono e scompaiono a seconda? emozioni legate all’ultima news? fabbricati di mattoni da riempire di cosa? O meglio ancora di chi? E mi chiedo ancora, perchè ci ostiniamo a ragionare se perdiamo anche le parole per strada, limitiamoci a guardare e poi chiosare polemici e saccenti, come siamo avvezzi a fare.

Fertili stronzate.

Probabile che non di facciano figli anche per questioni economiche, e molti usano questo per rispondere alla stronzata della Lorenzin, probabile che molti vorrebbero dei figli e non possono permetterselo, anzi sicuro, ma alla Lorenzin questo non interessa perchè il suo ‘messaggio’ è altro, altro è lo spirito e il senso di quella indegna iniziativa e buttarla in ‘politica’ gli da una lettura e una dignità che non ha. Il messaggio del ‘giorno della fertilità’ è proprio l’esortazione a fare figli nonostante le condizioni economiche, nonostante la qualità della vita che oggi vogliamo assicurare ai figli che non sono più, non per tutti ovviamente ma per una consistente maggioranza, doni di dio, ma persone che hanno diritto ad avere delle garanzie, nei limiti del possibile. Allora, per comprendere bene il messaggio bisogna focalizzarne e contestarne con consapevole virulenza, il portato ‘culturale’, in sostanza quell’esortazione è in linea con le posizioni pauperistiche e conservatrici e arcaiche del papa dettosi Francesco e della pletora di cattoconservatori’comunisti'( nel senso italico) che ammorbano e tentano con i loro luddismi e il loro antimodernismo la nostra già arcaica società, che vogliono conservare e riportare arcaica e costretta a valori che puniscono principalmente le scelte responsabili e consapevoli, le libertà e i diritti, l’emancipazione di uomini e donne, soprattutto donne, dai ruoli rassicuranti e timorati, il tutto per fare di questo paese un campobase per una guerra di religione che, e smentiranno e smentiranno sapendo di mentire, vogliono ardentemente, una guerra di religione contro il ‘progresso’ e l’affrancamento da ogni dio teocratico, una guerra contro il mutamento e le conquiste di un occidente sempre più secolarizzato, e, per quanto confuso, sempre meno disposto a rinunciare alla ‘libertà’ o almeno alla definizione, tormentata e piena di contraddizioni e di sussulti, finalmente definita di questa, e la libertà è, notoriamente, la nemica principale delle religioni che vogliono farsi politica. Quindi andate e moltiplicatevi e i vostri figli saranno come i gigli nei campi e i passeri nel cielo…ma sappiamo bene che quella frase era altro. (Roberta Anguillesi )

Faccia e razza (scritto e non riletto, tanto è uguale)

Quando lo scontro politico, anzi meglio, il dibattito politico diventa questione esistenziale è necessario chiamarlo con un altro nome, perchè il rischio è che le entrino in gioco categorie diverse, parole e narrazioni  che di politico non hanno niente, e a quel punto niente è più confrontabile comparabile e comprensibile. subentra una fase di congelamento concettuale, una sorta di lungo ed estenuante flash mob in cui ognuno, immobile, contempla solo la sua immobilità. Per questo è diventato difficile discutere o solo cercare di esporre il proprio pensiero su la vicenda greca, per questo e per la confusione che generano le paralisi mentali, confusione muta ma che rende sordi, ciechi e soprattutto inutili rispetto al senso profondo del termine ‘dibattere’. Ora, senza entrare nel merito della scelta muscolare di quel paese, scelta che io ritengo scellerata e soprattutto a-politica, ciò che mi interessa è come essa e quello che sta comportando influenzi e soprattutto snaturi dialogo e progetto nel nostro paese, soprattutto nelle teste di chi ritiene che sinistra in politica equivalga a comunista e in quelle di chi invece si illude di fermare il tempo solo per paura e per viltà, al punto da delegare alla demagogia becera, alla semplificazione idiotizzante, la gestione di sfide di portata storica inevitabili, ed è qui che ciò che dovrebbe essere ‘politica’ diventa disagio esistenziale, è qui che comincia il flash mob di cui sopra, è qui che si confondono le lingue e si perde il senso del tempo e dello spazio. Allora la sensazione che ti assale è che a molti dei sostenitori della scelta anacronistica e sciocca fatta dalla coalizione che governa in Grecia, non interessi niente e che in realtà quello che sembra uno scontro politico sia una questione personale, una sindrome privatissima in cui c’entrano più Pan e Psiche che le teorie economiche o le istanze della polis. Siamo davanti a una rappresentazione, parlo ovviamente dell’Italia, a una sorta di psicodramma, di ridicola tragedia, e si ingarbugliano i termini e si infittisce una trama che a ben vedere poi è semplice pur di sperare che cali la ‘macchina’ divina e risolva e assolva dalla necessità di averci capito qualcosa, con un uso degenerato della catarsi classica in una sorta di autorizzazione al perseguire nel non aver capito e neanche sentito la necessità di capire. Fenomeni come Tsipras per quel che mi concerne sono i colpi di coda della fine di una era, così come lo sono stati e lo sono i liberisti estremi,colpi di coda del passato politico dell’occidente, che noi ci ostiniamo a mantenere in vita, per pura e esistenziale vacuità.

Io e Marco Ottanelli si ragiona, provando a condividere…e non è neppure noioso

Nave_dei_folliIo e Marco Ottanelli si ragiona, provando a condividere…e non è neppure noioso (file audio, apri)

La forma è la sostanza? E quanta sostanza c’è, solo nella forma? 20 anni di dibattito politico, e poi?