18 gennaio 2014

Era già successo quello che succederà domani, era li e bastava guardare e voler vedere e si sarebbe visto, anche perchè non c’era niente di nascosto, non detto, celato o tramato. Tutto fatto sotto la luce del sole, addirittura spiegato. Si trattava solo di capire come ‘ufficializzarlo’, e un attimo di smarrimento ci ha colti tutti, la deriva cominciava a essere troppo lunga, rischiavano di infrangersi contro qualche inevitabile scoglio (poi magari un giorno qualcuno mi spiegherà come si calcolano i tempi tra l’emissione di una sentenza e l’applicazione della pena) e allora ecco che si stringono i tempi e si arma l’ego del momento e si procede, lanciando il grullo oltre l’ostacolo. Domani con una cerimonia,un rito, complesso e semplicissimo si ufficializzeranno questo e i successivi governi Letta, Gianni ovviamente.

Annunci

Il partito dei partiti

Questo governo non è di coalizione, nè di larghe intese, è un monocolore

mobydick

democristiano. Fatto e pensato e calibrato con la sapienza che solo i democristi hanno dimostrato ed affinato in decenni di regno, con tutti i pesi e i contrappesi al loro posto, ministre e controministri, concessioni al pop e al folk, tutto studiato, soppesato, oliato e calibrato per funzionare alla perfezione ma non oltre la propria – calcolata –  utilità;  nè prima e nè dopo il momento giusto per produrre, e per partenogenesi ovviamente, qualcosa di uguale e ugualmente perfetto.

Governo di baricentro, di ritrovato equilibrio, una restaurazione soft, ovattata, dall’odore di sacrestie e fioretti, stucchevole ma autorevole per quelli che confondono, e sono tanti, l’autorevolezza con la rassicurazione.

Un bel governo di merda, in sostanza, che dimostra come sia vano, impossibile forse, salpare l’ancora in questo paese…chiamatemi Ismaele, comunque, ci tengo.

(scritto e non riletto nè ora nè mai)

 

La solita trama.

Il ‘complotto’ o il ‘disegno infallibile’ e ‘la tattica vincente’ sono  pie illusioni che molti, a sinistra, coltivano con devozione e amore, pur di non ammettere che quello che viviamo è un momento di reale, vero, tangibile e innegabile, vuoto ideale e di rappresentanza, pur di non rassegnarsi al dovere di dovere ripensare tutto, di dover lasciare alla memoria ciò che è della memoria, allo storia ciò che è storia e andare avanti.

Pensare che Renzi o D’Alema o chi diamine vi pare, siano capaci di ‘gestire’ la realtà a loro immagine e simiglianza, tramando e tessendo infallibili trame dall’esito garantito e ineluttabile – magari in intelligenza col dimonio- è esprimere un desiderio, è cercare una rassicurazione, è insistere nel pensare alla politica come a un luogo magico, popolato di stregoni bianchi o neri che tutto possono avendo potere e comando sull’intero creato;  è smania di continuare a pensare e credere che ciò che accade la, dove tutto si puote, sia inevitabile e quindi non richieda, o renda vano, qualsiasi sforzo di comprensione o di valutazione complessa o di pretesa argomenta o di proposta fattiva. Si preferisce, ancora un a volta,  il vittimistico piagnisteo, l’esaltazione ebete o il rancore secco e sordo e muto.

Si dice che l’implo-esplosione del Pd sia dovuta allo ‘scollamento’ tra la dirigenza e la base. No, non è così.

Si dice che l’implo-esplosione del Pd sia dovuta allo ‘scollamento’ tra la dirigenza e la base. No, non è così.

Semplicemente il Pd non ha capito che questo paese non  ha più bisogno di un partito così,e non lo vuole più.

Le società esprimono, con buona pace delle nomenklature e dei potentati, delle istanze autonome, dei ‘sentire’ la cui traduzione razionale e attuativa,  sfugge sorsettopesso anche a chi li vive e li genera, sia perchè si innescano meccanismi di difesa e autoconservazione, sia perchè spesso questo genera fenomeni ‘mostro’ che sembrano interpretarli ma in realtà li strumentalizzano e li soffocano in funzione consolatoria e rassicurante.

La nostra società, ora, esprime una di queste istanze, vive il desiderio e soprattutto il bisogno – anche fisico – di avere una ‘sinistra’ e quindi di definirne, una volta per tutte, una identità credibile e contemporanea.  .

Molti si definiscono di sinistra, nonostante cerchino di restare aggrappati con il cuore e la speranza al ‘sinistrismo’  catto comunista di sempre, e che  finiscono poi, necessariamente, per cedere alle tentazioni leaderistiche e populistiche, quanto e come quelli delle destra peronista berlusconiana.

Molti altri  si definiscono di sinistra e, ammettendolo e rivendicandolo, cercano un Mosè, tavole della legge e bastone prodigioso alla mano, che mantenga aperto il mar rosso con il pugno alzato, il bene da un parte  il male dall’altra e nel mezzo l’agonia;  l’agonia dell’impotenza aristocratica, del settarismo, della convinzione elitaria dell’egotismo vanesio e arrovellato sul nulla.

Poi ci sono quelli che si definiscono, sinceramente, di centro-sinistra, democristiani di scuola catto-popolare-farisaica e sono quelli che dopo aver capito che il pci era morto, il pds non aveva storia e i ds erano dei sopravvissuti alla guerra fredda,fiaccati dai tempi  e in balia di un paio di egotici togliattiani e un coglione kennediano, hanno tentato di occupare uno spazio, logistico, nell’emiciclo e garantire così la conservazione del ‘loro’ sistema, rodato e funzionante.

Ecco cosa era il Pd, l’unione di tutto questo sorretta dal contrafforte di una pseudo-destra cialtrona. Non era il centro-sinistra nè tantomeno la sinistra, ed è per questo che, nonostante gli sforzi di coloro che non si vogliono rassegnare, questo paese non lo vuole più.

Ora, avremmo un dovere noi tutti, quello di ascoltare il sentire migliore del paese in cui viviamo, laicamente e con intelligenza,  ascoltarlo raccontarlo e accettare la sfida del comprenderlo e accettare e intendere quale metodo e quale mezzo sia necessario e possibile per darsi e dare al paese una ‘sinistra’ che ascolti , comprenda, capisca e traduca in politica quelle istanze;  una sinistra che non tema di essere imperfetta, perchè solo così ci si migliora,  che sia fallibile come tutte le cose umane,  ma che sia capace di raccontarsi e raccontare e rappresentare anche il conflitto come una occasione e  che, quindi,  non voglia e non possa essere salvifica e prediliga la ‘ragione’ alla ‘fede’, e soprattutto che non sia però fuori dal tempo, fuori dalla storia, intimidita e disorientata dal presente, terrorizzata dal futuro.

(scritto e non riletto)

 

 

Infanzia ideologica, poi l’adolescenza democratica e .

cuorebimbo

Allora, io non ho mai creduto nell’esistenza del Pd, sono una donna di pochissima, nessuna, fede. Ho sempre pensato che quel partito, come quell’altro di Berlusconi, fossero due prodotti, paralleli seppur convergenti, di quella sorta di adolescenza democratica che il nostro paese ha vissuto dopo la fine, forzata, dell’infanzia ideologica .

Adolescenza lunga, troppo lunga, che ovviamente sta degenerando nei suoi più deleteri aspetti, come le opposta identità, la dispersione di se e la confusione di ruoli.

Ora o si cresce o si muore, dovrebbe essere l’eroico anelito, e invece siamo alla sfida totale con le forze del tempo e della natura, fino all’amputazione e alla castrazione chimica, pur di restare comunque gli splendidi, appassionati, tragicomici stronzi che siamo e si fu.

Il Partito Democratico è come babbo Natale o il topino dei dentini, a un certo punto bisogna rassegnarsi, non esistono e i sogni da coltivare e i desideri da esprimere sono altrove, in un luogo meno confusamente chiaro forse,  faticoso ma libero, faticoso ma pieno di  pericolose quanto reali possibilità, l’età adulta, in sostanza.

Allora, se è vero che questo paese ha bisogno di una sinistra socialdemocratica laica e moderna e di una destra normale laica e moderna, bisogna rinunciare tutti, e dico tutti, ai demoni e ai compiaciuti contorcimenti postpuberali, e scegliere il peso della libertà e il lungo cammino che promette e richiede.

(scritto e non riletto, e di chi sarà il Presidente della Repubblica a questo punto non mi interessa per nulla)