Dei diritti.

Ora mi autocito, per pura pigrizia, poi mi cheto, giurin giurello ” ragazzi, la questione è che noi abbiamo una garanzia e una opportunità, e questa garanzia e questa opportunità, deve essere vista come tale non solo dal punto di vista economico ma anche culturale : l’Europa anzi, e lo dico senza tema ‘l’Occidente’. Certo non sono enti supremi e infallibili, sia ben chiaro, ma sono il punto di riferimento che debbo salvaguadare proprio per la loro caratteristica di perseguire, volenti o nolenti e con i tempi necessari, un cammino di unità ‘socio-culturale’, volenti o nolenti, ribadendo la via della difficile gestione delle libertà e della secolarizzazione, tra uno strattone e un altro, tra una contraddizione e una conquista, senza magie e salvazioni.Allora, riproporre le baruffe chiozzotte che ci hanno paralizzato per decenni e decenni a suon di numeri e calcoli e bandieroni lo vedo come una sorta di ‘protezionismo’ culturale inutile e anzi, desensibilizzante verso il reale problema che non è una ‘scelta’ di piazza ma un progresso identitario profondo e ormai avviato e sedimentato. La liturgia delle processioni, dei viva e degli abbasso, delle bandiere, del demonio e della santità è quanto di meno LAICO io possa vedere, quanto di meno laico si possa ‘trasmettere’ e costruire, perchè il meccanismo che mette in moto non è di ‘coscienza’ ma di ‘appartenenza’, non è l’elaborazione di un diritto ma la celebrazione rituale di due posizioni che, sacralizzandosi, finiscono per perdere di contenuto laico e fattivo. Allora, siccome sappiamo benissimo tutti, lo sa anche Ruini e lo sanno i boys scouts, che l’estensione del diritto è necessaria per sopravvivere proprio come società, l’unica cosa che possono ottenere le ‘manifestazioni’ e le relative contrapposizioni delegittimanti è la classica piaga da decubito italica.” fine.

Roberta Anguillesi.

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Faccia e razza (scritto e non riletto, tanto è uguale)

Quando lo scontro politico, anzi meglio, il dibattito politico diventa questione esistenziale è necessario chiamarlo con un altro nome, perchè il rischio è che le entrino in gioco categorie diverse, parole e narrazioni  che di politico non hanno niente, e a quel punto niente è più confrontabile comparabile e comprensibile. subentra una fase di congelamento concettuale, una sorta di lungo ed estenuante flash mob in cui ognuno, immobile, contempla solo la sua immobilità. Per questo è diventato difficile discutere o solo cercare di esporre il proprio pensiero su la vicenda greca, per questo e per la confusione che generano le paralisi mentali, confusione muta ma che rende sordi, ciechi e soprattutto inutili rispetto al senso profondo del termine ‘dibattere’. Ora, senza entrare nel merito della scelta muscolare di quel paese, scelta che io ritengo scellerata e soprattutto a-politica, ciò che mi interessa è come essa e quello che sta comportando influenzi e soprattutto snaturi dialogo e progetto nel nostro paese, soprattutto nelle teste di chi ritiene che sinistra in politica equivalga a comunista e in quelle di chi invece si illude di fermare il tempo solo per paura e per viltà, al punto da delegare alla demagogia becera, alla semplificazione idiotizzante, la gestione di sfide di portata storica inevitabili, ed è qui che ciò che dovrebbe essere ‘politica’ diventa disagio esistenziale, è qui che comincia il flash mob di cui sopra, è qui che si confondono le lingue e si perde il senso del tempo e dello spazio. Allora la sensazione che ti assale è che a molti dei sostenitori della scelta anacronistica e sciocca fatta dalla coalizione che governa in Grecia, non interessi niente e che in realtà quello che sembra uno scontro politico sia una questione personale, una sindrome privatissima in cui c’entrano più Pan e Psiche che le teorie economiche o le istanze della polis. Siamo davanti a una rappresentazione, parlo ovviamente dell’Italia, a una sorta di psicodramma, di ridicola tragedia, e si ingarbugliano i termini e si infittisce una trama che a ben vedere poi è semplice pur di sperare che cali la ‘macchina’ divina e risolva e assolva dalla necessità di averci capito qualcosa, con un uso degenerato della catarsi classica in una sorta di autorizzazione al perseguire nel non aver capito e neanche sentito la necessità di capire. Fenomeni come Tsipras per quel che mi concerne sono i colpi di coda della fine di una era, così come lo sono stati e lo sono i liberisti estremi,colpi di coda del passato politico dell’occidente, che noi ci ostiniamo a mantenere in vita, per pura e esistenziale vacuità.