Tutto in una notte.

Ho la sensazione che una sorta di patto percettivo e comunicativo abbia dettato le regole di questa fine d’anno. Un patto trasversale, sottoscritto scientemente, senza alcun cenno critico, senza alcuna resistenza, per cui questo paese ha deciso di rimuovere, in una notte, un intero anno, in una sola notte, il miracolo italiano che si ripete, da sempre. Il 7 gennaio 2015 a Parigi viene attaccata la redazione di Charlie Hebdo, giornale mai devoto, sguaiato, sgradevole, necessario, saranno 12 i morti tra giornalisti, passanti e forze dell’ordine. Le immagini raccontano un rancore roco che in nome di un tale allah scorrazza starnazzando tra le vie della capitale francese, e colpisce cervello e budella, nel tentativo di chetare la sgradevole e vitale e paurosa e faticosa necessità della libertà. Il papa di Roma commenterà con un agghiacciante frase su madri offese e pugni, legittimamente, sferrati, a marzo dello stesso anno annuncerà il giubileo straordinario della ‘misericordia’. E così è.

Tra quel 7 gennaio 2015 e il primo gennaio 2016, oggi, ne sono successe di cose. Un anno denso, acqua e fuoco, le lagne greche, l’Europa che cerca se stessa, e l’Italia che invece riesce ancora come da sempre solo a generare patti, patti percettivi, trasversali e ben’accetti a tutti, patti che rendono possibile scrollarsi un anno intero in una notte con un presidente di cera persa e una eterna promessa che saltapicchia, con perizia va detto, tra le strategie collaudate che lo hanno generato e non creato, promettendo e straparlando,  perchè è così che si generano i patti in questo paese, patti silenziosi, non dichiarati e che fermano quel tanto che basta la storia e la realtà, piegandola alla misericordia della bugia colpevole, nella inconsapevolezza ammiccante e nel miracolo illusorio di potersi scrollare di dosso un anno, un anno che è stato un secolo, in una sola notte con la facilità con cui si attraversa una porta se aperta. (scritto e non riletto ma molto sentito.)

 

Bombe.

Sono giorni che sento discutere di massimi sistemi, errori epocali, esegesi del corano, morti che parlano e vivi che, pur di dire qualcosa e non avendo altro, li ascoltano fascinati, giorni di conta e riconta dei morti morti innocenti esposti senza pietas, strazio e delizia (diciamocelo…) per chi è abituato a ballare sulle tombe, nella speranza di un posto da etoile. Detto questo, ammessa la mia totale incapacità a giudicare e soprattutto a capire tutto, io continuo a meditare su quello che vedo, sento e so, o almeno penso ora di sapere, e mi ostino a chiedermi ‘quale’ sia la suggestione daech. Ho la sensazione che dove essa è nata, essa stia combattendo una ‘semplice’ ordinaria, umanissima, guerra di conquista, perseguendo il tentativo, vecchio come il mondo, di creare un impero, di ‘conquistare’ territorio e potere,una guerra come ne abbiamo viste e combattute per secoli, una guerra ora possibile perchè gli assetti internazionali sono cambiati, ma comunque una guerra, classica, diciamo, intelligente, nel senso etimologico ovviamente, perchè giocata su fronti modernissimi come la comunicazione e arcaica perchè arcaica è la cultura che la genera, ma comunque una guerra di conquista che ha saputo trovare alleati fuori, nell’altrove, e lo ha saputo e potuto fare grazie a una suggestione esistenziale dirompente, cogliendo l’attimo ( lungo un decennio) di smarrimento post ideologico occidentale. Ecco, qual’è questa suggestione? perchè ha funzionato così bene? dove è il vulnus nella società occidentale che ha permesso questo? ecco, questo mi interessa capire, ora, lascio a chi sa la gestione delle colpe e delle penitenze, delle recriminazioni e delle partigianerie, lascio a quelli che ne abbisognano le narrazioni oscure e le ricette salvifiche, ho da pensare.