Ab urbe condita 2

Roma non ha ‘necessità’ di essere governata, anzi, se lo fosse e nel senso più nobile e progettuale del termine, Roma si perderebbe e con lei si perderebbe la suggestione ‘italia’. Roma serve così, deve essere, ed è sempre stata, la rappresentazione di questo paese, una sorta di enorme e autoritratto esposto su sette colli, che, come quello del vanesio Gray, invecchia si imbruttisce si logora e si fa carico di ogni male, ma che, contrariamente a quello del vile Dorian,  non spaventa e non atterrisce ma ‘garantisce’ eterna irresponsabilità al committente. Il movimento 5stelle ha un compito, e lo sta assolvendo con una perizia chirurgica, mantenere Roma la auto nominata Bisanzio untuosa, confusa, arruffata e ridondante, capitale di un paese che si ama decadente, si piace vischioso e arruffato, si adora nel ridondo, ma che poi, alla fine, cerca solo di conservare se stesso, uguale a come era, irresponsabile e fedele, suggestionabile e controllabile, servo della immagine stessa che ha di se. Allora, Roma si addice alla Raggi, e lei e il suo mandante ne trarranno forza, perchè è vero che non sempre il ‘miracolo’ richiesto. dallo santo viene concesso, ma questo non distoglie dal fine ultimo del fedele, conservarsi tale e come tale non aver nessun merito nè responsabilità, la ‘necessità’ è nel rito della richiesta, non nella soddisfazione. (continua, temo )  Roberta Anguillesi

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Ab urbe condita 1

La giunta 5stelle a Roma pare che si stia sgretolando sotto il peso della realtà. Il fatto è che il m5s prospera e cresce e si pasce in una dimensione altra, quella della suggestione, campano in un mondo parallelo fatto di negazione della complessità che impone ‘la realtà’ e proprio per questo si sono accaparrati voti su voti. La nostra società ha scelto, per vari motivi ma con la propedeutica costante e trasversale di molti, quel mondo parallelo, fatto di gogne, fantasy, ricette miracolose, vaffanculi a raffica, stiliti predicanti gogne e vergogne, aspirazione al ritorno, sostanzialmente, a una ‘ideologia’ salvifica, lo ha scelto, sperando di tornare, anzi non essere costretti ad abbandonare il mondo parallelo che abbiamo vissuto per decenni e decenni, dove non esistevano sfumature ma solo fedi e appartenenze. Non posso gioire per l’eventuale caduta della giunta Raggi, perchè ,come ci spiegò Archimede pitagorico l’inventore storico, “Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal BASSO VERSO L’ALTO pari al peso di una massa di fluido di forma e volume uguale a quella della parte immersa del corpo” ….e gli stronzi galleggiano sempre. (continua, purtroppo…)

Fertili stronzate.

Probabile che non di facciano figli anche per questioni economiche, e molti usano questo per rispondere alla stronzata della Lorenzin, probabile che molti vorrebbero dei figli e non possono permetterselo, anzi sicuro, ma alla Lorenzin questo non interessa perchè il suo ‘messaggio’ è altro, altro è lo spirito e il senso di quella indegna iniziativa e buttarla in ‘politica’ gli da una lettura e una dignità che non ha. Il messaggio del ‘giorno della fertilità’ è proprio l’esortazione a fare figli nonostante le condizioni economiche, nonostante la qualità della vita che oggi vogliamo assicurare ai figli che non sono più, non per tutti ovviamente ma per una consistente maggioranza, doni di dio, ma persone che hanno diritto ad avere delle garanzie, nei limiti del possibile. Allora, per comprendere bene il messaggio bisogna focalizzarne e contestarne con consapevole virulenza, il portato ‘culturale’, in sostanza quell’esortazione è in linea con le posizioni pauperistiche e conservatrici e arcaiche del papa dettosi Francesco e della pletora di cattoconservatori’comunisti'( nel senso italico) che ammorbano e tentano con i loro luddismi e il loro antimodernismo la nostra già arcaica società, che vogliono conservare e riportare arcaica e costretta a valori che puniscono principalmente le scelte responsabili e consapevoli, le libertà e i diritti, l’emancipazione di uomini e donne, soprattutto donne, dai ruoli rassicuranti e timorati, il tutto per fare di questo paese un campobase per una guerra di religione che, e smentiranno e smentiranno sapendo di mentire, vogliono ardentemente, una guerra di religione contro il ‘progresso’ e l’affrancamento da ogni dio teocratico, una guerra contro il mutamento e le conquiste di un occidente sempre più secolarizzato, e, per quanto confuso, sempre meno disposto a rinunciare alla ‘libertà’ o almeno alla definizione, tormentata e piena di contraddizioni e di sussulti, finalmente definita di questa, e la libertà è, notoriamente, la nemica principale delle religioni che vogliono farsi politica. Quindi andate e moltiplicatevi e i vostri figli saranno come i gigli nei campi e i passeri nel cielo…ma sappiamo bene che quella frase era altro. (Roberta Anguillesi )

Terremoto2

Ho qui, proprio appostata tra il palato e la lingua e preme e preme direttamente dall’esofago, una invettiva furiosa su questa giostra del lutto, questa fierucolona della celebrazione artificiosa, artificiosamente collettiva. Ma serro le labbra, taccio, non parlo, mi cheto, mi ammutolisco da sola. Poi quando avrò capito, o almeno tentato una ipotesi sul perchè di questo rito infinito in cui si perde il senso della pietas, del lutto, delle proporzioni e della condivisione, allora e solo allora, se avverrà, allora aprirò bocca, e non ho idea di cosa potrà sortirne, mi terrò io stessa a distanza di sicurezza.

Terremoto

Sono morte tante persone. Le notizie sono e saranno ancora le seguenti : c’è stato un terremoto di forza superiore a 6 che ha interessato una vasta parte dell’Italia centrale. Paesi, borghi antichi e cittadine sono ora sepolti dalle macerie di sè stessi, la Protezione Civile e i pompieri, i volontari, gli stessi abitanti sopravvissuti al forte sisma si stanno dando da fare per salvare i salvabili e organizzare domani e dopodomani. Il resto, le maratone televisive, le chiacchiere, le polemiche da talk, le facce di circostanza, gli scritti di circostanza, le sgomitate di circostanza e le recriminazioni di circostanza, sono il balletto di poveri stronzi su quelle macerie. Un balletto grottesco, drammaticamente privo di pietas e di dignità, la quadriglia cinica di chi si sente ‘narratore’ pietoso e di chi brama a un voyeurismo morboso, offensivo, pornografico e strumentale. Ricordo le immagini, poche, dei terremoti passati, poche immagini e essenziali notizie. date in essenziali brevi edizioni speciali dei tg, colpivano, quelle si, e addoloravano e sono rimaste nella mia memoria scolpite. Il dopo, il mio giudizio sul dopo e su chi ha lucrato e ha devastato e ha lasciato che un cataclisma imprevedibile e naturale diventasse, anch’esso, uno dei decubiti del nostro paese, è stato possibile anche per la grandezza espressiva della ‘notizia’ data con la parsimonia e la sobrietà che abbisogna, che è doverosa, che è necessaria perchè la memoria poi confusa dalla sovrapposizione di realtà, rappresentazione e indignazione e commozione mimata e reiterata all’infinito, non si anestetizzi. Allora, chetiamoci tutti, ‘guardiamo’ meno e di sicuro dimenticheremo meno velocemente, e di sicuro non ridurremo nelle nostre teste tutto a una rappresentazione, e avremo più tempo e più ragione, dopo, di avere ben chiaro che fare cosa pretendere, cosa trarne, cosa e chi scegliere, con la ragione, con la responsabilità che ci si assume quando è la realtà a chiamarci in causa.

grancassaRoberta Anguillesi

Dacca

Ogni volta che si muore, nel mondo, per mano di terroristi islamisti, si parla di ‘follia’. Non c’è niente di folle, niente. C’è una precisa strategia e un fine preciso in tutto questo. Precisa e estremamente razionale, paurosamente razionale. E’ una guerra, razionale come tutte le guerre, una guerra di conquista e l’occidente è il teatro, solo il teatro di questa guerra e gli occidentali sono comparse da ammazzare per dimostrare l’onnipotenza di quelli che vogliono, con questa guerra, farsi tiranni altrove, imponendo in quelle terre, con il ferro e il fuoco, una razionalissima marcia di sottomissione e conquista, e l’occidente è solo il trofeo da mostrare a dimostrazione della potenza divina della armata di allah, potenza che suggestiona e che, di sacrificio in sacrificio, si rafforza e, razionalmente senza alcuna follia, contribuisce alle mire di un califfato che, senza follia alcuna, vuole semplicemente appropriarsi di una parte di mondo.

Roberta Anguillesi

Quorum

Nessuno ha mai votato Renzi come ‘presidente del consiglio dei ministri’ anche perchè secondo Carta costituzionale non si vota per il presidente in Italia, perchè l’Italia è una Repubblica parlamentare. Il governo presieduto da Renzi è un governo legittimo , ovviamente, perchè la Carta prevede che il Presidente della Repubblica incarichi, previe consultazioni, chiunque riesca a portare un progetto e ottenere su quello la fiducia del Parlamento, cosa che Renzi ha fatto seguendo una strategia interessante e intelligente (sempre in senso etimologico) scalzando dall’interno del suo medesimo partito e con un paio di mosse raffinatamente italiane, il governo precedente frutto di una semivittoria e di un equilibrismo vagamente pretesco. Le opposizioni, quelle che avevano semiperso le elezioni, sono implose, il supposto highlander brianzolo. che avevamo voluto immortale perchè donasse immortalità ai suoi nemici di penna e di rancori è morto, e il secondo partito, quello dei peronisti confusi e sterili, messianici e logori imbonitori e tappabuchi, hanno fatto da cuscinetto tra un prima e un dopo, ammortizzando il passaggio tra una buffonata e uno spettacolino liberatorio. Ora, per quieto vivere o perchè semplicemente è l’unico mondo possibile o perchè l’aspirazione di questo paese è sempre quella di tornare agli antichi fasti della contrapposizione fideistica, con i gli annessi e connessi simbolici, il popolo sovrano ha votato e Renzi ha vinto e va benissimo così perchè altro non c’è. E non solo, per non smentire la tradizione, anche le correnti interne la partito di cui Renzi è segretario, hanno avuto, tutte, il loro riconoscimento popolare, e va benissimo così perchè altro non abbiamo e non vogliamo e non sappiamo. Non è forse democrazia questa? certo che lo è, è la nostra democrazia, e va benissimo così perchè rappresenta, fotografa, interpreta e definisce questo paese. Ora anche la riforma costituzionale in ballo, monca e artificiosa ha un ‘senso’, volendo, proprio perchè definisce ciò che siamo, monchi e artificiosi, ma ci piacciamo tanto così.

Muti, festanti, vili, tristi e devoti, pigri e in fondo stronzi.

Un tempo io sostenevo, e credo con ragione, che ‘guardare la televisione’ fosse utile, anzi, necessario, per comprendere la ‘società in cui si viveva’, sostenevo, anzi, sapevo, che essa era madia ( si pronuncia ‘media’, ci tengo ) o meglio ancora un luogo, in cui veniva rappresentato, narrato, riassunto e concentrato e riflesso, ciò che si era e si voleva diventare. Mai ho creduto nel potere ‘magico’ o ‘idiotizzante’ o addirittura ‘manipolatorio’ della tv, ma sapevo che, all’epoca, essa forniva un apporto conoscitivo alla nostra realtà, una sorta di finestra cui affacciarsi e, previa analisi a volte complessa ma stimolante, mostrare e dimostrare ciò che s’era. Ora non è più così, ora la televisione non mostra più, non serve più a capire, si limita a riprodurre e a ritualizzare se stessa, inutile a chi vuol capire e utilissima a confondere e rassicurare, stavolta sul serio, e si lascia, stavolta si, manipolare da chiunque abbia nostalgia dell’illusione di esserne manipolato, è uno specchio deformante ad uso e consumo di chi ha voglia e necessità di deformarsi per nascondersi. La televisione italiana è morta, morta senza aver mai neanche imparato parlare, è morta e non parla più, se non nelle sedute spiritiche che, si sa, son sempre inganni, puerili e noiosi, specialmente quando tutti, pur di ingannarsi spingono il tavolo col ginocchietto, sapendo perfettamente di non essere i soli. Siamo riusciti a chiudere le ante, a chiuderci dentro e al buio, festeggiare ciò che non vogliamo conoscere di noi, anzi, a festeggiare il buio muto che tanto ci diverte, siamo stronzi, vili e condannati ad abbuiare gli specchi, c’è poco da fare. Roberta Anguillesi.

Dei diritti.

Ora mi autocito, per pura pigrizia, poi mi cheto, giurin giurello ” ragazzi, la questione è che noi abbiamo una garanzia e una opportunità, e questa garanzia e questa opportunità, deve essere vista come tale non solo dal punto di vista economico ma anche culturale : l’Europa anzi, e lo dico senza tema ‘l’Occidente’. Certo non sono enti supremi e infallibili, sia ben chiaro, ma sono il punto di riferimento che debbo salvaguadare proprio per la loro caratteristica di perseguire, volenti o nolenti e con i tempi necessari, un cammino di unità ‘socio-culturale’, volenti o nolenti, ribadendo la via della difficile gestione delle libertà e della secolarizzazione, tra uno strattone e un altro, tra una contraddizione e una conquista, senza magie e salvazioni.Allora, riproporre le baruffe chiozzotte che ci hanno paralizzato per decenni e decenni a suon di numeri e calcoli e bandieroni lo vedo come una sorta di ‘protezionismo’ culturale inutile e anzi, desensibilizzante verso il reale problema che non è una ‘scelta’ di piazza ma un progresso identitario profondo e ormai avviato e sedimentato. La liturgia delle processioni, dei viva e degli abbasso, delle bandiere, del demonio e della santità è quanto di meno LAICO io possa vedere, quanto di meno laico si possa ‘trasmettere’ e costruire, perchè il meccanismo che mette in moto non è di ‘coscienza’ ma di ‘appartenenza’, non è l’elaborazione di un diritto ma la celebrazione rituale di due posizioni che, sacralizzandosi, finiscono per perdere di contenuto laico e fattivo. Allora, siccome sappiamo benissimo tutti, lo sa anche Ruini e lo sanno i boys scouts, che l’estensione del diritto è necessaria per sopravvivere proprio come società, l’unica cosa che possono ottenere le ‘manifestazioni’ e le relative contrapposizioni delegittimanti è la classica piaga da decubito italica.” fine.

Roberta Anguillesi.

Matteo ‘sintesi’ Renzi, ecco perchè

Quando si decisero le sorti di questo paese, tra Salerno e L’Oltretevere passando per Stalingrado con fermata a via del Gesù, per prima cosa se ne decise una spartizione non solo politica ma soprattutto culturale e addirittura cognitiva. L’Italia venne spartita un due, due potentati, due bacini elettorali, due enormi squilibrati contrafforti l’uno necessario all’altro per perpetrare l’equilibrio statico e congelato di cui ancora paghiamo pegno. Mezza Italia alla democrazia cristiana, mezza al partito comunista italiano, mezza italia alle acli e mezza alle arci, mezza Italia all’oratorio e mezza alla casa del popolo. Potremmo definire questa spartizione anche geograficamente, ma in realtà vi erano delle garanzie superiori alla logistica, le migrazioni interne ad esempio furono un metodo per calmierare i consensi, immettendo bacini di voti al nord con una connotazione operaista a far da contrappeso al conservatorismo storico, o inurbando selvaggiamente Roma con una iniezione di proletariato fortemente addomesticabile all’assistenzialismo, insomma, si costruì una sorta di equilibrismo sociopolitico finalizzato unicamente, e trasversalmente, al controllo, capillare e totalizzante, di un paese che, per volontà trasversale e per filosofie politiche apparentemente opposte ma nell’essenza uguali, non doveva avere una reale evoluzione democratica, un percorso moderno di espansione del diritto e della cognizione e della formazione di cittadini nel senso borghese, liberale e illuminista, ma di sudditi e fedeli. Due chiese, il bipolarismo perfetto, due chiese apparentemente l’una contro l’altra armate la cui unica preoccupazione era il mantenimento di un potere aristocratico e fideista. Il progetto riuscì benissimo, con l’ausilio di trovate che sfiorarono la genialità: la cura con cui si mantenne in vita ( con l’escamotage dell’arco costituzionale) l’eredità fascista, per farne da una parte un continuum sociale e dall’altra uno spauracchio da slogan; o il controllo totale delle istanze sociali e del diritto o addirittura del ‘ricreativo’ o del culturale, tutte imprigionate nelle stanze e nelle logiche del partitone o della parrocchia, tutte controllate, marchiate, svuotate, governate e di fatto inficiate dalla lunga mano dell’atto di fede ideologico e di appartenenza; o la coltivazione intensiva di misteri italiani, contorsioni quasi mistiche, utili a un decubito della memoria e a un pensiero magico infantile, che addomestica e mitridizza e rende impotenti e fatalisti; o la visione della classe politica come una sorta di eletti ma, badate bene, nel senso trascendentale del termine, eletti dal dio rivelato e migliori e inamovibili per fatale elezione.

Ecco, a grandi linee, ciò che siamo stati e ciò che ancora rischiamo di essere, il frutto senziente e caparbiamente e volontariamente accondiscendente di questa operazione cui ci siamo prestati in cambio della deresponsabilizzazione totale, di un paio di certezze identitarie, la promessa di una rivoluzione postdadata a mai che ci consolasse, un paio di patroni di cui farsi clienti, la rinuncia alla fatica immensa del diritto e del dovere, la scelta chiara e netta delle aspirazioni e del progetto politico, sociale e culturale cui delegare la costruzione di un paese credibile.

La fine dell’alibi ‘comunista’, nonostante i suffissi ridicoli tipo euro di berlingueriana memoria, e la crescente secolarizzazione delle società liberali, hanno messo ovviamente in crisi l’equilibrio squilibrato e abbiamo cominciato a navigare a vista, tra nebbie nostalgiche, orfani disperati, personaggi che vollero farsi re con la psicosi di Mida, e salvatori, registi e comparse, giustizialismi decadenti e decadenza da ipertrofia dell’ego, e poi profeti e maghi e l’immensamente piccolo a far da scudo al sempre più immensamente grande, e uno stuolo di analfabeti che hanno intravisto la possibilità di farsi sapienti e potenti.

Poi è arrivato Renzi.

Al momento giusto, è arrivato il giovinotto, capace e ambizioso che, con una disinvolta e sapiente arte del farsi ponte tra il sentire passato e la necessità del mutamento, anzi, del superamento elaborato e sedimentato dello stesso, si è fatto sintesi, plastica rappresentazione, mostrando e dimostrando ciò che siamo ( ed eravamo ) in un modo che, ho pensato e sperato e creduto, potesse essere l’inizio del superamento del passato ingombrante, una sorta di figura propedeutica all’inizio di un modo diverso di approcciare la politica, diverso ma uguale al punto da, freudianamente?, elaborare e andare poi avanti.

Renzi, il catto-comunista, con un piede all’oratorio e l’altro al circolino arci, con la furbizia tutta democrista e l’affabulazione e la ‘coraggiosa denuncia’ magari vana ma capace di empatia tutta rossa, è la sintesi perfetta di quello che non riusciamo a superare, e come tale avrebbe potuto fornire un punto di partenza, scuotere l’albero, mostrare la palude e spronare il paese a crescere, questo ho voluto credere, ma questo purtroppo non è.

Un altra occasione persa, un altro enorme sacrificio al dio instabile di un paese che neutralizza ogni occasione, che agli specchi finisce per preferire sempre i ritratti nascosti in soffitta, e che dimostra sempre, quasi con compiacimento disperante, la necessità di affidarsi a re, profeti, santi e vati, quasi felice di non aver mai avuto occasione per affrancarsene. (scritto e non riletto)

Roberta Anguillesi