Mafia capitale, la fiction

Dunque è stata chiesta l’archiviazione per la nota vicenda ‘mafia capitale’. Non entro nel merito della questione giudiziaria, non ne ho le competenze e neanche conosco le carte ( come si suol dire ). So solo che c’è stato un abuso di due termini e una suggestione: ‘mafia’ e’capitale (Roma in sostanza)’, non so chi di chi sia la responsabilità di un uso così idiota delle parole, probabile che sia il frutto di una ormai inarrestabile incapacità di questo paese di distinguere e di comunicare che lo porta necessariamente a campare di suggestioni, di evocazioni, di parole e di significati smarriti in un sentire che tutto confonde, depotenziando gli accadimenti e rendendo tutto ‘mitico’ e quindi avulso da ogni verificabilità. La responsabilità è di tutti, della magistratura che spesso cavalca gli ‘atti dovuti’ facendone già condanna, dei media che tirano a campare sulla reiterazione dello scandalismo che ormai non scandalizza ma reitera e basta, della politica che usa questa insostenibile leggerezza dell’indignazione un tanto al chilo per tirare l’acqua, ciascuno, al proprio seccagnolo mulino, degli italiani che son lieti e tanto quando c’è da stramaledire quell’entità fatale e trascendente di cui non vogliono mai sentirsi responsabili o attivi partecipanti, della povertà intellettuale, sociale, culturale e anche semantica di cui ormai ci pregiamo. E’ così che si distrugge la percezione della realtà e la pretesa di migliorarne gli aspetti deleteri, straparlando e strafacendo, esagerando e impoverendo anche il vocabolario.

Io voto no, ma in senso ampio. (prima parte )

Dal 1990, e dico 1990 per far numero pari, in questo paese siamo chiamati, con cadenza direi lunare, a dividerci tra un si o un no. Il motivo per me è palese e siccome ho l’autostima alta stamani, direi che lo è stato da subito : non avendo capacità nè volontà di ridefinire nel merito e nel senso profondo la politica italiana ci siamo affidati a scelte che, di volta in volta, ridefinissero formalmente una appartenenza o un identità meta-politica, che promettesse salvazioni o comunque soluzioni senza scalfire o comunque edificare una progettualità ideale, progettuale, tale da pretendere le due cose che in Italia sono viste come la peste nera: responsabilità individuale e collettiva e chiudere i conti con il passato. E’dal 1990 ( numero pari) che ci dividiamo sul ‘mezzo’ pur di non affrontare in modo razionale il merito, e il merito è la nostra storia politica pregressa che è stata viziata, fin dal primo vagito repubblicano e nonostante la strenua resistenza di pochi e inascoltati lungirmiranti, dalla morsa ideologica confusa e furbastra, che ha permesso tutto e tutto ha impedito e controllato. E ora io, dovrei riprestarmi all’ulteriore aleatoria ridefinizione di un paese che ormai non può più rendere conto solo a se stesso ma è chiamato a ‘essere’ e a ‘scegliere’ e a ‘decidersi’ perchè deve anche raccontarsi, spendersi, diventare comprensibile in un mondo sempre più immensamente piccolo? non ci penso proprio, per cui a questa ennesima (come alle precedenti) conta, a questo ennesimo goffo mutamento d’abito io dico no, e senza fare tanto casino e senza temere attentati alla democrazia o svolte autoritarie o tanto meno salvazioni o soluzioni miracolose, ma il mio è solo un no all’ennesimo domanda sbagliata.