Muti, festanti, vili, tristi e devoti, pigri e in fondo stronzi.

Un tempo io sostenevo, e credo con ragione, che ‘guardare la televisione’ fosse utile, anzi, necessario, per comprendere la ‘società in cui si viveva’, sostenevo, anzi, sapevo, che essa era madia ( si pronuncia ‘media’, ci tengo ) o meglio ancora un luogo, in cui veniva rappresentato, narrato, riassunto e concentrato e riflesso, ciò che si era e si voleva diventare. Mai ho creduto nel potere ‘magico’ o ‘idiotizzante’ o addirittura ‘manipolatorio’ della tv, ma sapevo che, all’epoca, essa forniva un apporto conoscitivo alla nostra realtà, una sorta di finestra cui affacciarsi e, previa analisi a volte complessa ma stimolante, mostrare e dimostrare ciò che s’era. Ora non è più così, ora la televisione non mostra più, non serve più a capire, si limita a riprodurre e a ritualizzare se stessa, inutile a chi vuol capire e utilissima a confondere e rassicurare, stavolta sul serio, e si lascia, stavolta si, manipolare da chiunque abbia nostalgia dell’illusione di esserne manipolato, è uno specchio deformante ad uso e consumo di chi ha voglia e necessità di deformarsi per nascondersi. La televisione italiana è morta, morta senza aver mai neanche imparato parlare, è morta e non parla più, se non nelle sedute spiritiche che, si sa, son sempre inganni, puerili e noiosi, specialmente quando tutti, pur di ingannarsi spingono il tavolo col ginocchietto, sapendo perfettamente di non essere i soli. Siamo riusciti a chiudere le ante, a chiuderci dentro e al buio, festeggiare ciò che non vogliamo conoscere di noi, anzi, a festeggiare il buio muto che tanto ci diverte, siamo stronzi, vili e condannati ad abbuiare gli specchi, c’è poco da fare. Roberta Anguillesi.

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