Auguri, si.

…Nella sempiterna ottica del ‘meno seghe più sagre’ che mi accompagna da lustri e lustri, io m’appropinquo, col mio bagaglio di moccoli e sberleffi, e la sacca piena di risa e strullaggini e di sguaiato amore, a sostenere l’onere e l’onore di quel che m’è permesso. Fate di queste feste quel che volete, tanto son millenni che si festeggia e vale la pena comunque festeggiare…auguri ( e qui ci starebbe bene un ‘merdacce’ ma non essendo tutti i miei contatti toscani temo che, essendo la toscanizzazione in atto ma non ancora compiuta a dovere, potrebbe essere mal compreso…auguri, davvero) …

sintesi, perchè siamo alla Sintesi nome proprio di persona.

In Italia c’è sempre stato il bipolarismo e anche il bipartitismo, anzi, oltre. L’Italia ha sempre avuto uno ‘stato’ ( nel senso di ‘stato’ non di ‘governo’, attenzione ) stabile e monolitico, inamovibile e fatale in quanto supportato da due ‘chiese’ e da due ‘appartenenze’ fideistiche statiche, stabili, monolitiche e inamovibili, l’una contro l’altra armate per finta, l’una che sosteneva l’altra per davvero, con le chiacchiere e con e armi, con la trista commedia degliequivoci per cui quello che pareva opposizione era spartizione del controllo sociale e politico, quello che pareva contestazione era benedizione e sostegno del contestato. Una farsa, e se ci penso mi vengono a mente quelle commedie di feydeau in cui si aprono continuamente le porte e entra uno e dice una cosa e poi esce e entra un altro che finge l’ira e sull’equivoco esce di scena sbattendola, e poi nessuno sa più dove comincia l’equivoco ma si gigioneggia assai. L’Italia ha avuto lo stato più forte d’europa, garantito da una serie di equivoci e imbrogli e pettegolezzi e chiacchiere, erano i governi che giocavano il gioco delle parti, ma lo ‘stato’ no, quello ( nel male e nel male) è sempre rimasto lo stesso e lo stesso è, monolitico, inamovibile, funzionale, utile a garantire la fatale inadempienza democratica di un paese che non riesce a comprendere la differenza tra ‘stato’ e ‘governo’ e che non riesce a penetrare nella malattia che rappresenta quello ‘stato’ nato malato, e si attacca alla governabilità, confondendo, farneticando, imbrogliando alla ricerca di un paio di nuove chiese cui affidare il monolite e la sua crudele missione, non permetterci mai di diventate ‘cittadini’ e restate sempre ‘fedeli’, confusi e imbrogliati in discussioni arcane…(segue, quando ne ho voglia. ) Roberta Anguillesi.

Boschi.

Il così detto ‘affaire Boschi’, e non vorrei scrivere questo post perchè avevo deciso che ‘mportava sega ma anche questo è un vezzo, non è ciò che sembra. Ovvero, il problema non è la ministra Boschi, le sue dimissione, il su’babbo e il su’fratello, il problema è un altro, e la ministra e gli strillatori che ne vogliono le dimissioni e i decadenti fustigatori che ne sviscerano parentele e guardaroba. Il problema è il rischio che la vulgata e il mantra ladriladribruttibrutti arrivi ad offuscare quell’aurea di giovanilismo e rinnovismo che il renzismo ha usato, strategia vincente ma fragilina, per inventarsi. La giovane ministra non è figlia della volontà giovanile di rinnovare il paese, non è spuntata da una Leopolda, era li da tanto, con il suo portato e il suo significato, ed è li per portare e significare altro, questo è il problema, è il ruolo che le è stato assegnato, il personaggio che le è stato appiccicato a essere fragile, il resto è cosa risaputa ma cosa c’è di peggio di un mago a cui spunta la carta dal polsino o le orecchie del coniglio dal cappello prima di aver iniziato il numero di magia? ecco, questo è il problema, il resto è la solita storia, di vizio e di virtù, e io, torno a dire che ‘mportasega, niente di nuovo sotto il sole, solo un incidente di percorso per l’illusionista, ora il pubblico riderà, ma ci sono maghi che hanno fatto fortuna sui loro errori, perchè alla fine la magia sappiamo tutti che non esiste.

dove, come, perchè…chissà.

A me pare di una ovvietà terrificante, ma forse sbaglio per eccesso d’amor di analisi pedante, eppure mi pare una cosa evidente: il daesh, come al qaeda (letteralmente ‘la rete’) ha ‘inventato’ un metodo, una sorta di strategia mediatica che, poggiando sulla suggestione e agendo sulla debolezza intrinseca di un occidente in crisi identitaria post-ideologica, economica, e, non per ultimo, in pieno vulnus elaborativo dei nuovi media e delle nuove teconolgie, millanta e fascina tramite una rivelazione e una missione. Rivelazione religiosa ma anche esistenziale, totalizzante e conseguentemente a modo suo rassicurante e finalizzante. Tale suggestione e tale strategia divulgativa funziona producendo una sorta di effetto domino, su base, in gran parte, etnica ma non solo, e mano a mano che l’effetto agisce altre tessere vi si aggiungono per essere travolte entrando nel gioco che ormai è diventato una sorta di risposta fattiva e agente,
autodistruttiva per chi si fa tessera, ma utilissima per le aspirazioni politiche espansionistiche e imperialistiche di chi ha iniziato il gioco. Un terrorismo che non appaga altro che i bisogni e le debolezze di chi lo mette in opera, porta acqua a un progetto politico totalitario antistorico e letale, sposta tutto su un piano assolutamente irrazionale al punto di, se non stiamo attentissimi, renderci tutti irrazionali e quindi privi di difese, mentali culturali esistenziali e culturali, valide e funzionali.

Terrificante e destabilizzante per prima cosa il fatto che  in occidente questi ‘lupi solitari’ non sono, come siamo abituati a pensare ai terroristi, militanti di una organizzazione nel nome e per conto della quale agiscono, ma agiscono per appartenervi, e vi si votano senza avere più niente da perdere perchè  l’affiliazione sta nella gratificazione del martirio autoinflitto, immolazione a una causa che, così, diventa sfuggente per quanto ‘assoluta’. (scritto e non riletto)