Presepi si, presepi no.

Il preside bandisce il presepe con la motivazione  più provocatoria e idiota che si possa pensare ‘il presepe può provocare gli appartenenti a altre religioni’, quel preside è un bischero e su questo non ci piove. Ma andando oltre il preside bischero e la sua provocazione non petita colpa manifesta, mi sovviene una riflessione altra: guardiamo come in Usa ha generato il  tentativo di ‘convivenza’ tra diverse culture, tentativo che è passato attraverso la nascita spontanea di ‘simboli’ condivisi e riti ex novo che si sono impiantati sul precedente ma ne hanno reinventato la simbologia, creando nuove icone e nuovi ‘segni’ e sostanzialmente nuovi riti che potessero essere condivisi. Questo è avvenuto tramite i vitali gangli di quella società, che alcuni liquidano come ‘consumistica’ e quelli che lo fanno sono i meno laici tra tutti, e il natale è diventato una condivisibilissima festa ‘dei regali’ della ‘magia’ , della luce così come era in origine e le origini occidentali rivalutandosi hanno incluso. Quindi, il passaggio che solo il tempo e la necessità potrà darci è quello di trovare riti collettivi includenti e questi per essere tali devono essere frutto della cultura presente e non di una tradizione reiterata o, provocatoriamente, sacralizzata pur anche in negativo, la società laica dove si pratica sul serio l’antico principio di ‘libera chiesa in libero stato’ deve trovare, anzi generare, novità rituali o perisce nella difesa e nello scontro.”( scritto e non riletto)

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Bombe.

Sono giorni che sento discutere di massimi sistemi, errori epocali, esegesi del corano, morti che parlano e vivi che, pur di dire qualcosa e non avendo altro, li ascoltano fascinati, giorni di conta e riconta dei morti morti innocenti esposti senza pietas, strazio e delizia (diciamocelo…) per chi è abituato a ballare sulle tombe, nella speranza di un posto da etoile. Detto questo, ammessa la mia totale incapacità a giudicare e soprattutto a capire tutto, io continuo a meditare su quello che vedo, sento e so, o almeno penso ora di sapere, e mi ostino a chiedermi ‘quale’ sia la suggestione daech. Ho la sensazione che dove essa è nata, essa stia combattendo una ‘semplice’ ordinaria, umanissima, guerra di conquista, perseguendo il tentativo, vecchio come il mondo, di creare un impero, di ‘conquistare’ territorio e potere,una guerra come ne abbiamo viste e combattute per secoli, una guerra ora possibile perchè gli assetti internazionali sono cambiati, ma comunque una guerra, classica, diciamo, intelligente, nel senso etimologico ovviamente, perchè giocata su fronti modernissimi come la comunicazione e arcaica perchè arcaica è la cultura che la genera, ma comunque una guerra di conquista che ha saputo trovare alleati fuori, nell’altrove, e lo ha saputo e potuto fare grazie a una suggestione esistenziale dirompente, cogliendo l’attimo ( lungo un decennio) di smarrimento post ideologico occidentale. Ecco, qual’è questa suggestione? perchè ha funzionato così bene? dove è il vulnus nella società occidentale che ha permesso questo? ecco, questo mi interessa capire, ora, lascio a chi sa la gestione delle colpe e delle penitenze, delle recriminazioni e delle partigianerie, lascio a quelli che ne abbisognano le narrazioni oscure e le ricette salvifiche, ho da pensare.

Pasolini è morto.

Allora, è l’anniversario della morte di P.P.Pasolini. Gli anniversari sono una specialità italiana, specialmente quelli inerenti morti violente e altre atrocità, ci piacciono tanto a noi gli anniversari perchè sono come le feste comandate, ci si addobba poi un pianto e un lamento e via verso un nuovo mito da omaggiare, a ore. Pasolini ha fatto una morte di merda, questo è poco ma sicuro, è stato anche uno stimolante pensatore, ma, alla luce della mia evoluzione personale è stato anche un fardello utile e ammorbante per questo paese, utile a conservarne il bigottismo e celebrarne il senso di colpa, utile a un pauperismo conservatore e repellente che ancora ci ammorba nei giudizi, utile a mantenere in piedi liturgia e controliturgia in un appiccicoso pastone di paura, inferni e paradisi, falsi eretici e veri inquisitori. Non sono grata a Pasolini, non sono devota a quella cultura che ha celebrato, non mi piacciono i cilici e non mi piacciono neanche gli ipocriti. Quindi, sono grata a Pasolini perchè, come intellettuale, mi ha dato modo di elaborare, rendendola visibile e narrandola, una critica a il sistema di questo paese, la mia critica, ma io, fossi in noi, andrei avanti.