Storia…

Riguardo la polemica Travaglio-Grasso, potrebbe essere interessante ricollocarla nel tempo come merita. E’ quasi un decennio che essa è scoppiata, ed arrivò al calor bianco nel 2006. Travaglio era considerato, allora, fonte primaria di ogni verità, al di là di qualsiasi verifica. Persino Sartori cadde nella mancata considerazione delle prove, e scrisse un pezzo sul Corriere (erano i tempi in cui Sartori più che il politologo faceva il politico) nel quale attaccava Grasso sulla base del libro “Intoccabili”. Grasso replicò, e qua pubblichiamo la sua lettera e la risposta di Sartori. 

Intoccabili (Travaglio): la recensione di Pietro Grasso
«Seguo il metro di Falcone»

Dispiace che il professor Sartori, nell’ ambito della sua polemica con il ministro dell’ Interno abbia ritenuto di pronunciare dei giudizi assai critici nei miei confronti; non perché giudizi critici non siano legittimi e anzi a volte stimolanti, ma perché essi sono basati su un libro che ho già avuto occasione di definire un’ opera di disinformazione scientificamente organizzata. E così è falsa l’ affermazione che «Grasso ha smantellato il pool antimafia e per ciò stesso la guerra (giudiziaria) alla mafia». Il pool antimafia non è stato smantellato né da me né da altri; è vero soltanto che non ne fanno più parte, in ossequio alle regole dettate dal Csm, alcuni dei componenti originari. Il pool antimafia, la Dda, ha continuato a operare adeguando la sua azione al mutato quadro normativo e giurisprudenziale e anche alle mutate strategie dell’ organizzazione mafiosa e conseguendo risultati positivi (in termini di condanne pronunziate, di arresti eseguiti, di latitanti catturati e di beni sequestrati), certamente non inferiori a quelli ottenuti negli anni precedenti. Questi risultati ho avuto modo di illustrare più volte nelle sedi competenti e sono quindi a disposizione del professor Sartori. Quanto alle indagini sui rapporti tra mafia e politica non basta certo contare il numero degli uomini politici sottoposti a indagini, magari dimenticandone qualcuno nel periodo più recente e magari dimenticando gli esiti dei processi, per trarre affrettate conclusioni. Invero, secondo un’ opinione dello storico Paul Ginsborg (assai diffusa, e condivisa anche dal dottor Caselli e dagli autori del libro cui fa riferimento il professor Sartori) il punto di svolta per questo tipo di indagini va collocato addirittura nel 1996, quando, a giudizio di taluni, la politica nella sua interezza bloccò l’ azione di quei magistrati che stavano per sconfiggere la mafia. Certo è che da allora l’ azione antimafia è divenuta sempre più difficoltosa. Sono diminuiti i mezzi, si è innalzata la soglia probatoria, sono sopraggiunte norme che hanno complicato le nostre indagini, specialmente in direzione della collusione tra mafia e politica. Se, intercettando i mafiosi, si intercetta un parlamentare non si possono utilizzare le conversazioni senza l’ autorizzazione della Camera di appartenenza. E ancora: la riforma della legge sui pentiti, il rito abbreviato, il patteggiamento allargato, la mutata giurisprudenza della Cassazione, della Corte Costituzionale (sul carcere duro). Insomma, non mi sembra lo stesso scenario del dopo-stragi del 1992. Una trasformazione lenta e costante che non coincide soltanto con la mia gestione della Procura di Palermo. Secondo me, compito del giudice non è quello di pronunziare o provocare giudizi morali o storici, ma quello di applicare la legge e io, proprio per essere stato vicino a Giovanni Falcone, posso assicurare che il solo metro che Falcone seguiva era il rispetto della legge. E questo ho fatto, insediandomi a Palermo. Questo significa effettuare le indagini a 360 gradi, e significa anche l’ impegno culturale e la dedizione, spinta ben oltre il dovere istituzionale, cui i magistrati della Procura di Palermo non sono mai venuti meno, nel ricercare le prove in tutte le possibili forme. Fatto tutto ciò, non si deve mai perdere di vista lo scopo del processo penale. Pur senza dover pretendere la matematica certezza che si pervenga alla condanna dei colpevoli, bisogna che sussista una ragionevole probabilità che ciò avvenga, allegando ai giudici elementi idonei a sostenere, in fatto e in diritto, l’ accusa in dibattimento (art. 425 c.p.p.). A proposito dell’ onorevole Cuffaro, il professor Sartori sembra ignorare, che vi è un processo in corso a carico del presidente della Regione siciliana avanti il Tribunale di Palermo per il reato di favoreggiamento aggravato dalla finalità di avvantaggiare l’ organizzazione mafiosa. E’ stato invece archiviato il procedimento contro lo stesso onorevole Cuffaro per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il professor Sartori dice che «il procuratore Caselli lo avrebbe sicuramente rinviato a giudizio. Il suo successore, il procuratore Grasso, lo ha invece fatto prosciogliere». Mi sorge spontanea una curiosità: dato che il dottor Caselli, correttamente, non ha mai espresso la sua opinione su questo procedimento, quali misteriosi canali di conoscenza ha il professor Sartori per affermare con tanta sicurezza quello che avrebbe fatto il mio predecessore? E, ancora prima, quale conoscenza, al di là della disinformazione scientificamente organizzata del libro cui fa riferimento, ha il professor Sartori delle migliaia di pagine che costituiscono il procedimento e delle complesse questioni giuridiche la cui soluzione è preliminare a ogni decisione? Ma prima di tutto questo: sa il professor Sartori che né il procuratore Caselli né il procuratore Grasso né alcun altro Pubblico ministero possono «rinviare a giudizio» o «fare prosciogliere» un qualunque indagato? E invece nel nostro ordinamento giuridico chi decide il rinvio a giudizio dell’ indagato o l’ archiviazione del procedimento a suo carico non è il Pubblico ministero ma il Giudice e nel caso che interessa il professor Sartori non c’ è bisogno di immaginare quello che avrebbe fatto il dottor Caselli o chiunque altro, dato che il Giudice competente ha ritenuto che non vi erano «elementi idonei a sostenere l’ accusa in giudizio» e ha quindi ordinato, su conforme richiesta, da me condivisa, dei magistrati titolari delle indagini, l’ archiviazione. Nel 1991 Falcone dovette difendersi davanti al Csm dall’ accusa di tenere nei cassetti le carte sui rapporti fra mafia e politica. Paolo Borsellino dovette subire, proprio dalle colonne di questo stesso giornale, le accuse di «professionista dell’ antimafia», da parte di Sciascia, che però, poi, ammise di essere stato mal consigliato. La delegittimazione dei magistrati seriamente impegnati ha sempre fatto il gioco di Cosa Nostra, prima delle stragi. Procuratore nazionale antimafia 

Grasso Pietro

(10 gennaio 2006)

La lettera del procuratore Pietro Grasso tiene aperta la discussione sul problema della mafia. Del che gli sono grato. Su Cuffaro sono stato frettoloso, e dunque faccio ammenda. Il procedimento archiviato è per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa; sussiste peraltro un procedimento di «favoreggiamento aggravato» che ho ignorato poiché reato minore, con sanzioni più lievi e prescrizione abbreviata. Sul resto, avendo io citato la mia fonte, spetta a Lodato e Travaglio di controbattere l’ accusa di essere autori di una «opera di disinformazione scientificamente organizzata». Se così fosse, è bene che si sappia. G.S.

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Un pensiero riguardo “Storia…”

  1. “storia” è il titolo più azzeccato possibile, per questo post, che dovrebbe farci ricollocare tanto lo scoop quanto la credibilità di certi Veritieri da studio Tv

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