La cura.

Si parla di malattia quando un corpo, o una mente, per qualche motivo diventa disfunzionale, inadatto, invalidato rispetto alla sua condizione vitale, alla sua autonomia e possibilità di sopravvivenza e interrelazione corretta con il mondo circostante.

Poi c’è la di sindrome di Münchhausen…e nessun paese come l’Italia ne è felicemente afflitto, tanto che ogni qual volta si profili la possibiltà anche casuale, di una guarigione, immediatamente  si ricorre a una bella overdose di tossica pozione, oggi è Grillo, ieri era Berlusconi, anni fa erano le illusioni di rosso o di bianco vestite.

Tutto purché la malattia perduri, siamo  un paese disposto ad avvelenarsi, coscientemente, pur di non essere chiamato  all’immane fatica che comporta il ritenersi adatti, responsabili, disposti al rischio dell’errore e del fallimento, così come a quello della conquista e dell’orgoglio, del confronto dell’inciampo e del traguardo, Del progetto e dell’ignoto.

Siamo un fiero cronicario, un lazzaretto compiaciuto e tanto caro c’è il decubito che ne abbiamo addirittura fatto vessilli da sbatacchiare, di volta in volta, nelle piazze e in faccia al mondo, tanto cara  c’è la nostra condizione di inabili al nostro tempo, che siamo disposti a votare, eleggere e acclamare la nostra stessa malattia.

 

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